Venezia 69 – Outrage Beyond (2012)

24/09/2012 by Roberto Matteucci
2012, Azione, Crimine, Film Asiatici, Giappone, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Outrage - Beyond (2012)

“Yamamoto non potrà riposare in pace sapendo che è stato ucciso da un fesso.”

Takeshi Kitano ritorna Venezia circondato da numerosi fan. Dopo il divertente e pittorico Achille e la tartaruga del 2008, ora ripresenta un nuovo episodio della saga degli yakuza: Outrage Beyond.

Gli yakuza sono una trasposizione moderna degli antichi samurai, i quali rispecchiano l’onore e l’orgoglio del Giappone. Pure il comportamento dei samurai non era da santificare, ugualmente gli yakuza sono terribili delinquenti e criminali senza scrupoli. Eppure la loro struttura e l’organizzazione sono simile a quella degli antichi clan dei vari daimyo.

Otamo può essere considerato un ronin: rimasto senza clan, è un cane sciolto in prigione. La sua importanza è notevole per la conoscenza nel mondo degli yakuza e intorno a lui il clan dei Sanno ha modificato il modo di agire, con l’arrivo di spietati ambiziosi capi e una guerra che si è scatenata, comprendendo alcuni morti fra la polizia. Otamo sarà liberato ed entrerà nella lotta vendicando gli antichi torti subiti.

Takeshi Kitano è Otamo, la sua recitazione sempre distaccata, fredda. Come regista utilizza con grande maestria le sue qualità, come le soggettive sfoggiate durante i tradimenti e le congiure. Nelle varie riunioni si guarda fuori campo e raramente sono inquadrati insieme.

L’ambientazione offre un affresco di denuncia sociale, come l’abbondante corruzione prevalentemente fra la polizia. Sempre delizioso il suo smaliziato tocco ironico con cui colpisce anche se stesso: “Perché tutti mirano alla mia pancia?”. Ma sono i sottoposti a essere le sue principali vittime: deride le umili e goffe corse degli assistenti dietro ai loro superiori, oppure si scatena con gli umili scagnozzi del baseball. La loro ingenuità e la loro semplicità sono disincantate, sono trattati come dei fessi eppure, malgrado le loro debolezze, sfoggiano coraggio e ardimento di fronte alla morte. Invece con i traditori, sleali e perfidi, si dimostra spietato: “Non ha nemmeno i tatuaggi giusti.” Gli infami senza onore sono oggetto della sua spietatezza, perché l’onore e la fedeltà alla famiglia e al clan sono indissolubili. Le gelosie e le invidie porteranno solo altre vergogne.

Nonostante i tanti morti, il film manca di cattiveria, di perfidia. Il sesen Kitano ha affievolito il suo occhio visivo, però è ancora delizioso quando impugna il trapano per ottenere la verità. Con il trapano in mano, nei suoi occhi freddi appare un ghigno sarcastico, gode di essere malvagio contro i cattivi. Quello della yakuza è il suo mondo, la sua realtà. Presente nel Giappone di oggi, come i samurai erano presenti lo scorso secolo.

Presentato in concorso a Venezia 2012, il film per ora ha come uscita prevista il solo Giappone in ottobre, si attendono notizie sulla sua distribuzione nel resto del mondo.

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