Pitza e datteri (2015)

04/04/2016 by Renato Volpone
2015, Commedia, Film Europei, Italia, Recensioni divider image
Pitza e datteri (2015)

La meravigliosa poesia dei “Fiori di Kirkuk” si dissolve sulla Laguna veneta.  Fariborz Kamkari inspiegabilmente si piega alla commedia dozzinale, piena di luoghi comuni. La comunità musulmana veneziana ha perso la propria piccola Moschea che viene trasformata da una donna in un negozio per parrucchiera.

Un giovane afgano, Saladino, viene inviato in soccorso dei devoti veneti per risolvere la crisi momentanea. Il gioco della commedia è sui luoghi comuni della religione musulmana fatti di banali preconcetti e pregiudizi. Qualche spettatore dopo poche scene abbandona la sala. A parte la bellissima Venezia, che fa da cornice con scorci meravigliosi, il racconto si libra sulla semplicioneria dei protagonisti e improbabili situazioni paradossali. Il film è irritante e non basta la presenza del buon Battiston per risollevarne le sorti, naufraga nella melma come la barca carica di pietre raccolte per la lapidazione. Certamente l’intenzione non era quella di far ridere, si rasenta la blasfemia e mi sorprende che la Comunità musulmana italiana non abbia preso posizione contro questa pellicola. Se nel film da un lato c’è l’evoluzione moderna del pensiero filosofico e religioso, dall’altro sembra più un concetto adattabile alle singole esigenze e aspirazioni che non ad una nuova corrente spirituale.

Il finale con Battiston/Mustafà che inneggia ad Hare Krishna è il colpo di grazia che spalanca le porte degli inferi. Non si tratta di un punto di vista, ma di una presa in giro della religione musulmana di pessimo gusto, una totale mancanza di rispetto. Da un punto di vista ateo il problema non si pone, ma si tratta di un problema social-educativo di un cinema che ancora una volta marcia verso l’abisso dell’ignoranza e ciò che fa più specie è che a guidare questa marcia sia lo stesso regista di un altro film di ben diverso valore lirico, quasi che non sia la stessa persona.

Non si ride e si ondeggia nell’indecisione tra il lasciare la sala o il vedere la pellicola fino alla fine per una recensione obiettiva. Mi rammarico di aver scelto la seconda opzione.

Voto:stella mezza

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