Poetry (2010)

27/03/2011 by Luca
2010, Corea del Sud, Drammatico, Festival di Cannes, Film Asiatici, In uscita in Italia divider image
Poetry (2010)

Prima di parlare del film, è opportuno citare un aneddoto sul regista: Lee Chang-dong è stato ministro della cultura e del turismo per la Corea del Sud; qualcuno che fa cultura ministro della cultura, inimmaginabile da queste parti.

Yang Mija è una donna di 66 anni che vive della pensione e arrotonda facendo da badante ad un anziano disabile. Si prende cura del nipote adolescente, la cui madre divorziata vive in un’altra città. Come la maggior parte dei ragazzi in quell’età, non porta rispetto verso la nonna e, anzi, vive come se fosse la sua serva.

Mija s’interessa di poesia e s’iscrive ad un corso di lettere della comunità locale per imparare a scriverle. Un giorno all’uscita da una lezione, viene avvicinata da un gruppo di padri degli amici del nipote, i quali la portano a conoscenza di un fatto ignobile e vergognoso: i 5 amici hanno ripetutamente violentato una loro compagna di scuola, la quale si è suicidata buttandosi in un fiume. Il caso è archiviato come suicidio, ma la famiglia della ragazza trova il suo diario nel quale scrive le motivazioni e chiede ai padri dei ragazzi un’ingente somma di denaro per mettere a tacere tutto.

Nonostante le difficoltà nella sua vita e il dolore che vede nella vita degli altri, non può fare a meno di concentrarsi sulle cose positive che invece vede. Mija è quindi costretta a trovare dei soldi che non ha per evitare che il nipote venga accusato, fino al gesto estremo del finale.

Lee Chang-dong, conosciuto dalle nostre parti per Oasis del 2000, porta sullo schermo un progetto audace quanto rischioso già a partire dal titolo: unire poesia e cinema in un tutt’uno. Anche in situazioni in cui altri film avrebbero utilizzato della tensione per sottolineare il dramma, Poetry mantiene la calma per far coesistere la serenità del piccolo paese e la realtà inesorabile della vita. In poche parole, anche quando il mondo sembra più buio negli occhi dei personaggi, è ancora bello da guardare.

Poetry non è un film per tutti, la trama viene dispiegata nelle due ore abbondanti del film con una lentezza quasi esasperante, che può portare a drastici cali d’attenzione.

Nelle sale italiane dal 1 aprile 2011.

  • Festival di Cannes 2010: miglior sceneggiatura
  • Grand Bell Awards 2010: miglior film, miglior sceneggiatura, miglior attrice, miglior attore non protagonista

Voto: 

IMDb ♦ Mymovies ♦ Acquista ♦ ItalianshareOpensubtitles


8 Responses to Poetry (2010)

  • Gran bel sito…..bella la scelta dei premi

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  • non mi è piaciuto….noiosooooooo

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    • Ovvero il regista ha evitato la tensione per mantenere la serenità intrinseca del film. Insomma, neanch’io l’ho apprezzato più di tanto.

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  • io invece non sono d’accordo con l’analisi fatta.A mio parere il regista non vuole fondere cinema e poesia ma si focalizza sulla purezza di Mi ja la quale cerca che la poesia le sgorghi dal cuore(quelle stesse parole che tende a dimenticare per l’Alzheimer incipiente.probabilmente si iscrive al corso di poesia come per cercare una cura ,un qualcosa che fermi la malattia) in contrapposizione alle brutture che le propone il mondo.La narrazione viene tenuta costantemente su due piani uniti dalla figura irritante del nipote che rappresenta una nuova generazione indegna di qualsiasi fiducia.In filigrana si notano famiglie disgregate,assenza di principi e un giudizio poco lusinghiero sulla società coreana moderna.Non per fare il precisino ma Oasis è del 2002.Un saluto.

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    • Il film si presta sicuramente a più di un’analisi e leggendola anche la tua probabilmente corretta. Onestamente io non l’ho apprezzato molto a causa del ritmo troppo lento.

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  • ciao Luca,per prima cosa grazie di avermi risposto.Lungi da me il voler imporre il mio pensiero in modo talebano,anzi apprezzo molto quando ci sono diversi punti di vista.Mi viene però una riflessione;probabilmente valutiamo diversamente il concetto di lentezza in un film.Se tu pensi che Poetry sia lento allora ti tagli fuori immediatamente il cinema di Chang Dong Lee(veramente un grandissimo regista) e diciamo una buona parte del cinema orientale.Io sto frequentando il cinema orientale in modo massiccio da relativamente poco e posso affermare con sicurezza che si vede che al di là del Pacifico hanno un modo diverso di fare cinema.Il più delle volte lento,contemplativo,attento alla costruzione di inquadrature perfette.E se vedi un qualsiasi film di Bela Tarr o di Lopushansky rischieresti il taglio delle vene….Un saluto

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    • Beh, alcune eccezioni ci sono: ad esempio Chan-wook Park, Jee-woon Kim e Hong-jin Na per la Corea del Sud e Yôjirô Takita per il Giappone, senza andare a scomodare gente un po’ più occidentale come Wilson Yip.

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  • Bellissimo film, pieno di poesia e amore da una parte e crudele e quadro di dissoluzione , solitudine , squallore dall’altra .

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