Pollo alle prugne (2011)

30/04/2012 by Roberto Matteucci
2011, Belgio, Drammatico, Francia, Germania, Recensioni divider image
Pollo alle prugne (2011)

“La vita … Se sapeste cosa ne penso.”

Marjane Satrapi, sempre con l’aiuto di Vincent Paronnaud, ritorna alla regia con Pollo alle prugne (Poulet aux prunes). Disegnatrice iraniana, abita a Parigi, la sua storia, la sua vita ci fu raccontata in Persepolis. Sappiamo tutto della sua giovinezza, delle sue avventure sessuali e della nostalgia dell’Iran. Un film di successo Persepolis. Allora secondo voi quale è l’argomento del suo nuovo film? Facile; la storia di una famiglia borghese iraniana al tempo dello Scià.L’ angoscia della seconda opera non colpisce solo gli autori italiani, ma ha una sua universalità. Non comprendo se la richiesta a ripetersi. fino alla noia, nasce da produttori senza amore per il rischio o dagli stessi autori, che trovano più semplice e più comodo, incanalare le proprie idee in un sentiero già sperimentato con successo.

Il film è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia del 2011, raccogliendo il solito ammasso di applausi durante la presentazione ufficiale, ma rimanendo ai margini del pensiero popolare dei frequentatori. In Pollo alle prugne sono narrate le vicende di Nasser Ali, artista estroverso con la passione della musica. Partendo dal suo desiderio di morire, ci è raccontato il passato e il futuro della sua famiglia. La tecnica è quella dei flash back improvvisi e delle gustose proiezioni nel futuro. La storia ha tre filoni temporali: il tormentato presente del maestro di musica e delle sue depressioni musicali e sentimentali. La sua giovinezza e la nascita delle sue pulsioni umane e amorose. E il futuro, raccontato con slanci in avanti, dove tutti i membri della famiglia hanno una rottura completa con il presente, la parte più riuscita della storia. A prevalere è la retorica del tempo finito, di come si stava male con lo Scià, di come si svendeva il petrolio, ma in realtà si nasconde un conservatorismo di sostanza, perchè di quella epoca rimane l’atmosfera passionale ed ardente. La dimostrazione è metaforica sostenuta nell’amore infinito e per sempre fra Nasser Ali e la bella Iran. Un amore impossibile, ma unicamente nella sua materializzazione, mentre è inesauribile nel suo perenne struggimento.

Il film è disegnato, anche quando ci sono personaggi nel loro splendore carnale: scene, immagini sono tutte di derivazione grafica. Pure gli stessi attori, appaiono come finti, come tratteggiati sulla carta. I loro desideri sono parossistici, i loro movimenti e posture abbozzate. Soprattutto è la raffigurazione della sceneggiatura a darci il senso di sogno e la sensazione di vivere come un’onirica favola. A volte si esagera e si confondono incomprensibilmente le elaborate idee. Il meglio arriva con l’ironia dei personaggi: i veloci e sarcastici destini dei due figli sono divertenti. Soprattutto il comportamento del figlio minore, frenetico fino a raggiungere la deliziosa tranquillità dell’oppio. La citazione di Sophia Loren, con il ripugnante ma ameno ancheggimento recitato dal fratello di Nasser Ali. Il pensiero di un Socrate volitivo nel raggiungere la morte, circondato da efebi giovincelli ma costretto a un segno di umiltà da un sonoro peto del figlio più piccolo, un gesto umano riporta alle giuste dimensioni pure l’autorevole filosofo greco. C’è il senso della morte, della preghiera “Le tue preghiere mi impediscono di morire.” Il tempo passato vive nella stanza parigina della Satrapi e dal suo desiderio di restaurazione politica e sociale. Ma quell’epoca non tornerà; smaniosa, apprensiva allora la Satrapi si tormenta nelle pagine bianche fino a deliziarci di una simpatia segnata dalla matita: “Sposati, l’amore verrà con il tempo.”

Voto:

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