Il ponte delle spie (2015)

02/02/2016 by Renato Volpone
2015, Biografia, Drammatico, Film Americani, Film Asiatici, Film Europei, Germania, India, Recensioni, Stati Uniti, Thriller divider image
Il ponte delle spie (2015)

Siamo nel 1957, Rudolf Abel viene arrestato ed accusato di essere una spia sovietica. James Britt Donovan viene incaricato della sua difesa.

Si tratta di una storia vera, abilmente ricostruita e romanzata da Steven Spielberg con l’aiuto dei fratelli Coen e Matt Charman.

Il regista ci propone un tuffo nel passato descritto nei minimi particolari: automobili, oggetti, abbigliamento, con una perfezione quasi maniacale. Un pezzo di storia che raramente viene raccontato: la costruzione di quel muro nel lontano 1961 che poi divise la Germania e la città di Berlino. Donovan, interpretato da un superbo Tom Hanks, impersona il “buon americano”, l’onesto e integerrimo uomo che crede nella giustizia. Solo contro tutti a difendere un ideale che è alla base della Costituzione e della Storia degli Stati Uniti, chiedendo che una spia venga giudicata, senza scorciatoie, come ogni altro cittadino americano.

Spielberg naturalmente non si limita a disegnare “il sogno americano” e non rinuncia a puntare il dito contro coloro che cercano di infrangerlo. Dietro all’onestà dell’avvocato una società piegata su se stessa che non guarda la realtà delle cose, ma che si fa trascinare dall’onda emozionale percorrendo strade pericolose per la stessa democrazia. Un argomento quanto mai attuale, un grido di allarme che ricorda come la storia si ripeta nei corsi e ricorsi di cui parlava Giambattista Vico e che quel muro, poi abbattuto nel 1989 è e può essere ricostruito ovunque. Donovan mentre corre sul treno nell’occupata Berlino e nella libera Brooklyn ha negli occhi questa realtà e possibilità.

Il tema è quello delle spie durante la “Guerra fredda”, una guerra giocata sui tavoli delle Agenzia di difesa nazionali, che viene raccontata all’opinione pubblica in una versione molto edulcorata. Certo gli Stati Uniti fanno la parte dei buoni in questa situazione, del resto il regista non poteva spingersi oltre proprio per non turbare l’emozione del pubblico, ma è facilmente intuibile che da entrambi le parti del muro le carceri nascondono delle possibili Guantanamo.

In uno scenario così pericoloso si muove il nostro “eroe” che non può prescindere dalla sua “hybris” poiché nonostante la sua stoicità non può cambiare il corso del destino, ma solo il finale di una storia nel suo ripetersi infinito.

Visto in lingua originale con la pecca che mancavano i sottotitoli delle parti parlate in russo e in tedesco.

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