Provetta d’amore (2012)

17/07/2014 by Piergiorgio Ravasio
2012, Commedia, Film Americani, In uscita in Italia, Recensioni, Stati Uniti divider image
Provetta d'amore (2012)

Cosa possono fare un uomo e una donna, desiderosi di procreare, quando la natura non consente loro di generare eredi?

A parte l’istituto giuridico delle adozioni (che sembra dispiacere a molte delle coppie moderne … ma non vogliamo entrare in polemica), rimangono le alternative chirurgiche e farmacologiche che la scienza odierna consente. Senza volersi addentrare troppo in questioni etiche o morali, come mai questa premessa? Beh: parte della risposta la troviamo già nel titolo della pellicola, tra poco nelle sale italiane: Provetta d’amore.

Un titolo che già ci rimanda ad un paio di film, cominciando da quello del 2010, che vedeva, come protagonista, la celebre Jennifer Aniston (Due cuori e una provetta). Donna single, desiderosa di diventare madre, con un uomo interessato a lei e ansioso di diventare padre, ma dove lei aveva già organizzato il tutto ricorrendo ad un donatore di sperma. Alcuni anni dopo ci siamo ritrovati nelle sale, e con un indubbio livello artistico di più alta qualità (infatti pochi sono stati i cinema che gli hanno dedicato spazio), il caso di un padre di 500 figli (alcuni dei quali intentano la causa per scoprire chi sia il proprio genitore naturale … Almeno qui c’è un minimo di curiosità da parte dei diretti interessati che intraprendono una causa legale per scoprire chi sia il proprio padre biologico); stiamo parlando del film Starbuck – 533 figli e … non saperlo. Oggi, invece, ci troviamo davanti a Tommy (il Paul Schneider, rotondo e barbuto poeta scozzese del film nominato all’Oscar Bright Star) e alla moglie Audrey (Olivia Munn di Notte folle a Manhattan e Iron Man 2). Desiderano avere un figlio per ampliare la propria famiglia; ma i tentativi sembrano tutti dare risultato negativo. Iniziando a sospettare di essere sterile (nove mesi di prova non sortiscono alcun esito), e con l’angoscia che il proprio matrimonio possa essere destinato al fallimento, Tommy decide di perseguire una strada alquanto insolita.

Essendo stato, anni prima, donatore di sperma (85 dollari a donazione finché non ha racimolato il gruzzolo necessario per regalare un anello alla propria compagna), convince i suoi allucinati amici, nonché un ex mafioso  indiano, ad organizzare un colpo in banca. Ma non una banca qualunque: la banca del seme dove pare ci sia l’ultima provetta (frutto dei suoi “versamenti”) che possa consentire alla propria consorte di raggiungere il sogno della maternità. Sorvolando sui toni un po’ spinti della prima parte del film e alle tematiche trattate con indubbia superficialità, possiamo tranquillamente affermare che poche sono le pellicole che, sull’argomento, riescono a catalizzare l’attenzione e l’interesse dello spettatore.

A parte i pochi momenti divertenti (riconducibili, quasi esclusivamente, alla figura dell’indiano e al suo piano per rapinare la banca del seme), il risultato dell’intera pellicola non riesce a raggiungere il giudizio della sufficienza. Sconfinando in una comicità dagli scarsi risultati, Provetta d’amore, dalla struttura narrativa decisamente carente, scivola via come l’acqua sui sassi rivelando le solite idee, formule e concetti pescati negli archivi di una fantasia di prassi e una situazione narrativa votata a quella chiara semplificazione che soffoca qualunque accenno ad indagini introspettive e relazionali.

Scontato nell’assunto, lievitato a fatica, collezionando una serie di luoghi comuni, il film di Jay Chandrasekhar (Super Troopers, Vacanze di sangue e Hazzard) rimane solo ancorato alla superficie, senza mai scendere in profondità. Ma forse, questo, era l’unico intendimento del regista: fare una commedia per spettatori che si accontentano. Neanche il finale, orfano di creatività, sembra soddisfarci il palato. Da zero a … tre gemelli: trita ripetizione di situazioni fin troppo abusate, nel regno del già visto e in piena scopiazzatura del genere “make a child”.

Decente sì. Ma, a volte, si ha voglia di qualcosa in più; di situazioni che riscattino lo scialbo ritmo di un film. Purtroppo, questa volta, sembra che il regista ne abbia a sufficienza del “chi si accontenta gode”.

Voto:2-stelle

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