Benh Zeitlin – Re della Terra Selvaggia (2012)

01/02/2013 by Piergiorgio Ravasio
2012, Drammatico, Fantasy, Festival di Cannes, Film Americani, Gli esordi alla regia, In uscita in Italia, Premi, Recensioni, Stati Uniti, Sundance Film Festival divider image
Re della Terra Selvaggia (2012)

Tra uragani, maree e terra che si sgretola sotto ai nostri piedi, tutto contribuisce a trasmettere la sensazione che un giorno, inevitabilmente, questo nostro mondo sarà cancellato dalla mappa geografica. Qui oggi, senza voler entrare nel merito delle scelte politiche operate da chi governa il mondo, l’intento è ben altro. Come riescono certe persone a trovare la forza di vedere morire la propria terra? Quella stessa terra che li ha resi unici, senza perdere la speranza, la gioia e quello spirito incredibile di festa che li contraddistingue? In quale altro luogo si organizzano party per festeggiare un uragano? E in quale altro luogo si allestisce una parata fiammeggiante quando muore qualcuno? Dove una musica senza tempo ti fa battere i piedi su una terra che sprofonda?

Tratto dalla pièce teatrale dell’amica Lucy Alibar Juicy and delicious (una commedia apocalittica su un ragazzino che perde il papà in un luogo alla fine del mondo), il trentenne esordiente regista Benh Zeitlin, con alle spalle una serie di corti che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, ci racconta una storia importante partendo da piccole cose. Una storia che va oltre la realtà ma, soprattutto, costruita su gente reale che vive in situazioni irreali.

 Re della terra selvaggia narra le vicende della piccola Hushpuppy (a cui dà volto la sconosciuta Quvenzhané Wallis). Piccola forza della natura con una capacità di mettere a fuoco le cose e un’intelligenza emotiva mai viste prima, per sopravvivere in uno sprofondante paesaggio della Louisiana, dall’alto dei suoi sei anni, deve trovare in sé tutta la potenza del Sud di questa terra.

Assieme a lei, in un’abitazione che sembra più una roulotte che non una casa, un giovane padre austero ma altrettanto premuroso e un cortile pieno di animali (spesso unica forma di sostentamento per vivere). Abitano insieme nella comunità dal nome curioso: Bathtub, che significa “La grande vasca”. Il genitore, affetto da una grave malattia, le sta insegnando il mestiere del “diventare grande da sola” poiché la sua precaria salute non gli lascerà via di scampo. Oltre a questa sfortuna e al distacco di una madre assente (che la piccola continua ad invocare per tutto il film), i due devono anche fare i conti con l’ecosistema circostante (ghiacciai che si sciolgono e insolite creature preistoriche tipo bisonti – gli Aurochs – che vengono a fare visita) e la polizia che, ad un certo punto, interviene per far evacuare il loro villaggio. Parola d’ordine: sopravvivere.

Re della Terra Selvaggia è un film che ha un grande dono: quello di condurci in un mondo insolito. Un universo che non è quello della consuetudine a cui siamo abituati. Quello che ci allontana dalle nostre comodità (telefonini sempre a portata di mano, internet e via dicendo), portandoci in un ambiente insolito e diverso dalle nostre abitudini, fatto di paesaggi, di sopravvivenza e di quanto la natura è in grado di offrirci.

Storie vitali, raccontate artisticamente in un posto come il sud della Louisiana, dove l’esistenza non è solo un luogo ma uno stile di vita. Un film che si riveste di quell’aura di pellicola poetica e, visivamente, spettacolare; recitata in modo superbo, girata magistralmente. Un lavoro incantevole ed avvincente; un connubio tra magia e realtà, con una suggestiva colonna sonora e una fotografia che, sapientemente, riesce ad immortalare tutta la natura: cielo e terra, animali, acqua, aria e vento, pesci e granchi.

Quattro nomination agli imminenti premi Oscar (film, regia, sceneggiatura e migliore attrice protagonista) e dopo aver collezionato una serie di premi (tra cui il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival e la Camera d’Or come migliore opera prima al Festival di Cannes), Re della terra selvaggia, con il silenzio e lo sguardo dei suoi attori, diviene così una lezione di vita su come capire ed accettare il mondo in cui viviamo. Quel mondo che, solo superando le nostre paure, riusciremo ad accettare. Proprio come Hushpuppy, alla quale, alla fine, anche i bisonti (simbolo dei suoi dubbi, dei suoi timori e delle sue inquietudini) si inchineranno davanti a lei, dimostrando come, con la forza di volontà, tutti gli ostacoli possono essere superati.

Voto:4 stelle

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