Venezia 70 – Ruin (2013)

17/01/2014 by Roberto Matteucci
2013, Australia, Drammatico, Film dell'Oceania, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Ruin (2013)

 “Non sei niente. Sei solo carne, un pezzo di carne.”

La Cambogia è uno dei paesi più poveri dell’Asia. I potenziali sviluppi economici rimangono una sfida scoraggiante a causa di una corruzione endemica, un livello scolastico molto basso, una differenza di reddito ingiustificabile. Quattro milioni di persone vivono con 1,25 usd il giorno e il 37% dei bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione cronica. La popolazione manca di educazione e prospettive future, particolarmente la campagna si è impoverita per la mancanza d’infrastrutture basilari.[1] Aumenta all’opposto il numero di turisti, oltre due milioni. Gli australiani amano molto i paesi dell’Asia sud orientale, e in tantissimi arrivano in Cambogia.

Questa strada l’hanno sicuramente compiuta i due registi australiani Michael Cody e Amiel Courtin-Wilson, I quali hanno diretto un film sulle strade della Cambogia: Ruin. La storia è bilaterale, parla di due ragazzi cambogiani: Sovanna e Phirun. Sovanna fugge da un bordello, nel quale lavorava perché picchiata e maltrattata. Phirun lavora in un’officina meccanica. Litiga con il capo, è licenziato e inseguito. Entrambi vagano per le buie strade di Phnom Penh, dove i topi di note vagano per la città. All’alba I mercati cominciano a svegliarsi e loro s’incontrano casualmente. Due spettri umani, due anime perse. I due disperati iniziano la fuga, viaggiano senza meta. La pellicola si serve dell’oscurità della notte cambogiana, della carica di una musica ossessiva con personaggi lenti, di un montaggio riflessivo, riuscendo a caratterizzare i due fantasmi. La realtà è sconfortante, senza speranza, il mondo si sta richiudendo su di loro. L’evasione aiuta a creare un mondo fantastico. Infatti, la storia si arricchisce di sogni, allucinazioni dorate come le statue del Buddha, inoltre aggiungono momenti irreali, danze, giochi di luce, tutti attimi confrontati con un’esistenza tragica. Il loro amore è uno di questi momenti onirici. Il viaggio si trasforma in un’ecatombe, ma alla fine giungeranno in un mondo immaginario, sognato ma incredibilmente reale. Non è il paradiso, ma forse potranno trovare un tempo di pace. Intensa è la scena dell’incontro della ragazza con uno squallido puttaniere. Esso è il classico maniaco perverso, il quale tratta un paese diverso come una Disneyland del sesso. La malinconia e il disgusto provocano nello spettatore una luce orrida nella nostra coscienza.

Venezia70Un film degno di rispetto, ma il peccato di fondo in questo genere è l’occhio esotico visto da un occidentale. Un film cambogiano raccontato da degli australiani, rimane un film australiano. La scena violenta del postribolo è la più realista, chissà perché?

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[1] Fonte CIA Central Intelligence Agency www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/cb.html




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