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Scrupolosa ed attenta, la regista Mira Nair documenta, grazie ad un importante lavoro di ricerca e raccolta documentaristica, la vita difficile e disagiata dell’India, troppo povera per poter vivere una vita dignitosa. Il suo Salaam Bombay!, vincitore alla Quinzaine des Réalisateurs al 41º Festival di Cannes,e che ha vinto anche la Caméra d’or come miglior opera prima, stupisce per la sua nostalgica storia che vede come protagonista un bambino di 10 anni, Krishna, abbandonato dal circo ambulante dove lavora come aiutante, il quale per guadagnare pochissimi soldi si reca a Bombay per sperare un giorno di ritornare nella sua città natale.
Krishna trova una sistemazione come “chaipau”, ovvero portatore di thè, anche se le famose cinquecento rupie, la cifra che gli permette di ritornarsene a casa, sono difficilmente raggiungibili. Il bambino viene a contatto con i più disperati personaggi che, si può liberamente affermare, caratterizzano la cittadina indiana: drogati, prostitute, ladri, truffatori. Tra questi, coltiva un affetto per Manju, una bambina dalla vita sociale difficile, dovuta alla madre che, come molte donne, si prostituiscono.
Mira Nair ci offre la possiblità di comprendere quanto sia difficile raggiungere una maturità sociale in India, dove sin da bambini si è costretti a dover umiliarsi per racimolare quattro soldi. Salaam Bombay! non cade mai nel patetico: racconta, talvolta in modo spietato, l’impossibilità di progettare un futuro e vivere d’ illusioni. Grazie ad una sceneggiatura chiara, scritta da Sooni Taraporevala, il film ha il pregio di avere una lettura umoristica, grazie allo spirito e all’energia dei bambini che, come dichiara la regista Il mondo gli ha rapito l’infanzia.
Facilmente trovabile in dvd, l’opera di Nair difficilmente passa nelle nostre tv: un peccato se si guarda alla qualità artistica della regista, attualmente insegnante presso l’università di Columbia a New York e spesso invitata al Festival di Venezia con le sue importanti opere.
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