Se chiudo gli occhi non sono più qui (2013)

20/10/2014 by Renato Volpone
2013, Drammatico, Film Europei, Italia, Recensioni divider image
Se chiudo gli occhi non sono più qui (2013)

Quanta poesia in questo racconto che ci porta dal cantiere con gli extracomunitari irregolari ai massimi sistemi dell’universo.

Il lasciarsi sfruttare per salvarsi da un mondo ancora più duro e crudele si contrappone al pensiero filosofico e matematico. “Il nostro universo continuerà ad espandersi all’infinito oppure comincerà a contrarsi fino ad implodere su se stesso”. L’universo e le stelle sono nel pensiero di Kiko, un ragazzo rimasto orfano del padre che forse immagina lassù. La madre, filippina, si è messa con un uomo che gestisce un cantiere e che sfrutta gli immigrati irregolari, anche Kiko viene costretto a lavorare con loro a discapito dello studio che non riesce più a seguire. Al ragazzo manca il padre che gli aveva aperto gli orizzonti mentali, ma non ha il coraggio di ribellarsi anche a protezione della madre di cui si sente responsabile.

Un giorno nella vita di Kiko compare Ettore, che gli offre il suo aiuto e la sua amicizia. Il ragazzo è diffidente, pensa alle profferte sessuali, ma Ettore, pur dichiarandosi omosessuale, vuole solo stimolare il ragazzo alla studio e alla ribellione nei confronti del patrigno. Comincia così un dialogo filosofico che stimola la curiosità del giovane o lo smuove nel profondo della coscienza. L’impulso ribelle si scatena ignaro delle conseguenze disastrose. Ma da Ettore arriverà dapprima il sostegno e poi una confessione dolorosa che rimetterà tutto in gioco: un colpo di scena che spezzerà le ultime certezze di kiko. Ormai al ragazzo non resta che farsi carico delle responsabilità e guardare al mondo non con occhi sognanti, ma prendendo il destino nelle proprie mani.

Il film offre numerosi spunti di riflessione e nel suo incedere lento lascia spazio allo spettatore per meditare sulla realtà sociale. La poesia che emana dal racconto però trattiene il pubblico in un sospiro lieve e dolce come se fosse lui al posto del ragazzo. Un buon lavoro per Vittorio Moroni che ha lo spirito del documentarista e che anche qui, con fare narrativo, mantiene la promessa del raccontare le diverse realtà sociali.

Un solo rammarico nei titoli di coda per il terzo posto lasciato a Mark Manaloto che interpreta il personaggio di Kiko e che da solo regge tutto il film.

Voto:3 stelle

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