Selma – La strada per la libertà (2014)

17/02/2015 by Renato Volpone
2014, Biografia, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Recensioni, Stati Uniti, Storico divider image
Selma - La strada per la libertà (2014)

Forse mai si spegneranno completamente le braci di un animoso razzismo negli Stati Uniti contro la popolazione nera.  Il racconto della violenza di un passato ancora troppo prossimo per essere solo “Storia” è una necessita per poter sperare in un futuro migliore.

Ava DuVernay ricostruisce cinematograficamente uno dei momenti più cruenti della repressione dei manifestanti pacifici contro il segregazionismo razziale. A Selma, in Alabama, il 7 marzo 1965, una data poi ricordata come “Bloody Sunday”, il tentativo dei manifestanti di attraversare l’Edmund Pettus Bridge (ponte sul fiume Alabama) per iniziare una marcia contro la segregazione razziale venne brutalmente represso dalla Polizia di Stato. Il Governatore, i giudici, lo stesso Presidente Johnson non intervennero per fermare la violenza della polizia locale. Il sacrificio delle persone uccise e brutalmente picchiate in quel periodo in tutti gli Stati Uniti del sud portarono l’amministrazione Johnson alla modifica della legge che impediva ai neri di accedere al voto. Fu solo l’inizio di un lungo periodo di scontri che portarono agli assassini di Malcom X e di Martin Luther King e, successivamente, alle leggi contro il razzismo.

Il film entra proprio nell’animo di Martin Luther King mettendone a nudo le paure, le tensioni, le speranze riposte in una lotta che non vedeva ancora un futuro. Il rapporto teso con la moglie, le decisioni da prendere anche all’istante, le titubanze, i dubbi sulla possibilità della riuscita. La DuVernay non si ferma a questo, indica anche responsabilità e intrusioni politiche, soprattutto di J. Edgar Hoover e dell’F.B.I.. Nonostante si tratti di un passo di storia conosciuto, il racconto è un crescendo di tensione che porta lo spettatore a vivere il momento in tutta la sua drammaticità. La sensazione è quella di un soffocante bisogno di libertà dove per raggiungerla occorre assoggettarsi al sopruso e alla violenza. Il disagio è dato dalla sensazione della possibilità che una giustizia ammalata posso privarti in ogni momento, anche con il consenso dell’opinione pubblica, dei diritti di una società civile e della libertà. L’argomento è quanto mai attuale, soprattutto di fronte alla crescente protesta razzista contro minoranze innocenti rispetto ad un fermento globale assassino. Gli attori sono perfetti nel loro ruolo, non lasciando spazio al benché minimo dubbio che tutto sia realistico, fin nei minimi particolari. La ricostruzione scenografica del periodo è assolutamente calzante e l’uso delle luci e della musica accompagna la marcia dolorosa nel suo percorso verso la libertà. “Glory, Alleluya” griderà King al termine del suo discorso alla fine della terza marcia, infatti dopo due tentativi e l’intervento di Johnson la marcia arrivò a destinazione con un pesante fardello di morti e feriti.

Il pubblico in sala non si muove, lasciando le immagini dei titoli di coda scorrere, imprigionato nel senso di vergogna di fronte alla crudeltà insensata dell’essere umano, di fronte all’impotenza, all’incapacità di avere lo stesso coraggio che ha mosso quelle persone verso un destino di morte per dare luce al futuro. Un documento dal grande valore storico e politico che non ha bisogno di essere commentato, ma che fa capire quanto la “diversità” sia costruzione di menti malate incapaci di dare un senso alla propria esistenza prescindendo dal sopruso sui più deboli. La presenza di queste persone, di queste pulsioni, rende la società malata ed è dovere di tutti, nella più pacifica rimostranza, fare quanto è necessario per frenare l’insulsa violenza e “marciare” a testa alta verso la vera democrazia e la libertà.

Visto in lingua originale.

Voto:4.5 stelle

 

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