Venezia 69 – Shark 3D (2012)

19/09/2012 by Roberto Matteucci
2012, Australia, Azione, Film dell'Oceania, Horror, In uscita in Italia, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di..., Thriller divider image
Shark 3D (2012)

“Oggi madre natura ci ha visto tutti come peccatori.”

Una domanda nasce spontanea alla fine di ogni festival: qual è stato il film con il maggior numero di applausi ricevuti? Con i grandi maestri presenti non dovrebbe difficile la risposta: Malick, Anderson, Bellocchio, Redford, Spike Lee, Kitano. Ma non scherziamo! La proiezione, con una ripetuta serie di acclamazione per lunghi momenti, con ola, con urla di approvazione è stata Shark 3D. Il regista Kimble Rendall alla fine è stato salutato con una standing ovation, e lui ha ringraziato danzando sulla colonna sonora finale.

Pensate che scherzi? Ho i testimoni! È la notte fra sabato e domenica – esattamente l’una: nonostante l’orario e i sei film precedenti visti, Sala Grande è strapiena di centinaia di giovani. I ragazzi manifestano la loro partecipazione salutando con ovazione e consenso tutte le volte che lo squalo azzanna, squartandolo, il cattivo o l’antipatico di turno: i pezzi di carne sanguinolenta – grazie al 3D – ci arrivano in faccia, e fomentano l’entusiasmo del pubblico; smettere di applaudire è impossibile. Inoltre risate e gioia sono sonore quando un povero cagnolino, che si pensava trangugiato dallo squalo, appare navigando su un surf. È divertimento puro.

Nel finale un urlo all’unisono scuote sala grande, è pari a quello udito al rigore trasformato da Fabio Grosso a Berlino nella finale del mondiale 2006: il buono ha imbracciato, sott’acqua, un poderoso fucile e fa saltare le cervella al terribile squalo.

Il cinema è divertimento, partecipazione, socializzazione. Per me il film ha una consistenza materiale, fisica, è un luogo preciso, è nella sala cinematografica che si forma la visione di una storia.L’interno del cinema (inteso come entità fisica) crea emozione e costruisce l’eccitazione, il turbamento, la paura, la risata. Senza sala cinematografica il film perde ogni attrazione, si trasforma da una potente erezione a molliccia consistenza. Tutto, anche Bait 3D, diventa una gioia pubblica. Il film è valorizzato nell’essere insieme in un cinema. Anche l’ironia dell’applauso liberatorio alle tre di notte è un sollievo di libertà.

Siamo in Australia: un terremoto tremendo ha provocato un infernale tsunami. La storia forma due camere chiuse. Un gruppo di ragazzi è bloccato nel garage sotterraneo di un supermercato, mentre nel piano superiore, un raggruppamento eterogeno di persone, è sbarrato in un reparto. Garage e negozio sono inondati da acqua alta e le persone si sono salvate salendo sugli scaffali. Poiché la regola del genere è che la sfiga ci vede benissimo, con l’acqua sono entrati due famelici squali, i quali nuotano liberamente e affamanti uno nel garage e l’altro nel piano superiore.

Il linguaggio è la formazione e la catarsi dei vari personaggi. La dicotomia è la stessa: buoni e cattivi, mentre lo squalo è l’arbitro imparziale durante il suo assedio agli sfortunati consumatori. La struttura è quella della camera chiusa, con lo scontro fra bene e male e la formazione dei vari personaggi, costretti da una forza esterna a raggiungere una altrimenti impossibile riconciliazione. Nulla di nuovo, tanto splatter, sangue, sbalzi improvvisi, acutizzati dal 3D. C’è anche una buona dose d’ironia: splendida è l’armatura fabbricata con carelli e cestini della spesa per affrontare lo squalo.

Gli applausi al regista, seppure sarcastici, sono tutti meritati. D’altronde è notte fonda. Il film è uscito in Italia il 5 settembre 2012.

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