Venezia 71 – Duccio Chiarini – Short Skin (2014)

16/09/2014 by Roberto Matteucci
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Short Skin (2014)

“Meglio farsi una sega gratis o pagare e trombare?”

La fimosi è una “ristrettezza, congenita o acquisita, dell’anello prepuziale, che non può essere retratto dietro al glande.” (www.treccani.it/enciclopedia/fimosi/). In parole povere è quando il pisello non si scappela. È un aspetto normale, ci convivono milioni di persone senza difficoltà, però in alcuni casi c’è una complicazione fisica più grave, poiché rende impossibile perfino un usuale rapporto sessuale. In questi casi con un semplice taglio day hospital tutto si risolve rapidamente. Purtroppo, come qualsiasi aspetto della vita, la vicenda, nelle mani di un adolescente, assume una complicazione insormontabile.

Il regista Duccio Chiarini gioca con questa imperfezione per raccontarci in modo divertente le avventure e disavventure di un adolescente nei nostri giorni. Il film è Short Skin, progetto realizzato con il contributo e lo studio della Biennale College. Short Skin è una pellicola di budget economico, minimale però è il più bel film italiano a Venezia di quest’anno, e fortunatamente ha già trovato una distribuzione in Italia per i primi di ottobre. Edo un adolescente, uno studente di Pisa. Insieme al simpatico e naif amico Arturo (“Scrivigli una lettera. Non sono mica frocio”) stanno passando l’estate, bighellonando fra chiacchiere e spiaggia. Entrambi hanno gli ormoni alle stelle, una voglia tremenda di scopare e purtroppo scarso e difficile materiale a disposizione. Edo però ha un segreto che rende il suo desiderio sessuale frustrante. Soffre di una forma grave di fimosi. Ogni attività sessuale, a partire dalla masturbazione, è dolorosa e complicata poiché non può fisicamente muovere il pene. Il disagio crea tanti problemi di accettazione, di rapporto con gli altri, soprattutto con le ragazze. Gli causa un avvilimento e una mortificazione accresciuto dalla giovane età.71 Mostra Internazionale cinematografica di Venezia

La pellicola inizia con un campo medio, al centro dominante c’è il culo di un bambino. Di fronte ci sono padre e madre intenti a pulirgli il pene. Arriva pure la sorellina con buoni intenti ma metodi alquanto brutali per contribuire all’abluzione. Il ragazzino cresce è un adolescente. La famiglia è normalissima. Genitori fra l’apprensivo e il comprensivo. Sicuramente non soffocanti; anzi spingono Edo ad avere le sue avventure, le sue esperienze anche all’estero. Edo e Arturo sono bravi ragazzi, studiosi, intelligenti, sognatori, ovviamente un po’ nerd, impacciati, timidi e vergini. Nel seguito Edo s’ingarbuglia, compie una serie di goffi tentativi alla soluzione del fastidio intercalati da alcuni più responsabili. Consulta giustamente un dottore, il quale gli suggerisce la circoncisione, provocandogli mille paure influenzato da false leggende metropolitane sul dolore atroce dell’operazione. Il dottore è il metodo intelligente affrontato dal ragazzo. Poi ci sono altri espedienti piuttosto discutibili e poco scientifici ma divertenti e spassosi. Incontra la prostituta gentile, alla quale chiede consiglio sulla base della sua esperienza, ovvero il “coito” con il polipo. Mentre seguiamo le sventurate traversie del pene di Edo, incapace ancora di far svolazzare il proprio glande, le faccende familiari si complicano. Alcuni litigi fra i genitori, una separazione sono intercalati dal dilemma del cane della famiglia. È in calore e la sorellina s’impegna, coinvolgendo tutti, nella scelta del giusto partner canino.

Un bel film, piacevole, spiritoso. Un soggetto gradevole, intelligente, con dei dialoghi ben scritti e moderni. Non ci sono concessioni o benevolenze al pensiero dominante.Certo la sceneggiatura è un po’ manchevole, risente della carenza di fondi, però non gli impedisce di narrare un problema importante, privato ma sentito fra i giovani come quello della potenza sessuale.

Racconta il regista:

“L’idea di questo film – racconta Chiarini – è quella di raccontare le fragilità e le debolezze del sesso maschile, troppo spesso rappresentato facendo esclusivo riferimento agli stereotipi del machismo. È una commedia agrodolce che si concentra sui lati divertenti e sugli aspetti delicati dell’età di Edoardo. È stato molto importante per me tenere questi due aspetti il più vicino possibile, perché entrambi sono elementi cruciali della storia”

(http://iltirreno.gelocal.it/regione/2014/08/25/news/short-skin-arriva-a-venezia-il-film-di-duccio-chiarini-sugli-adolescenti-e-il-sesso-girato-a-marina-1.9815292)

Abbiamo una società in cui ci sono mostrati esclusivamente simboli ed esempi di forza sessuale e di mascolinità. Avere una virilità inferiore, anche per un fastidio facilmente risolvibile provoca vergogna, timidezza, umiliazione, insoddisfazione, con un peggioramento perfino nella relazione con gli altri. Su questo tema il regista è concentrato e capace. Oltre i dialoghi, le battute, utilizza una regia statica, con molti fermo immagine, ma centrate sulla ricerca della tensione umana. Il montaggio è al minimo, ma le disavventure sono tante e non si risente della mancanza di velocità. Il risultato è un film giovanilistico raziocinante e reale.

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