Sole a catinelle (2013)

04/11/2013 by Renato Volpone
2013, Commedia, Film Europei, In uscita in Italia, Italia, Recensioni divider image
Sole a catinelle (2013)

La travolgente comicità di Checco Zalone e una grande distribuzione (1200 sale in tutta Italia) porteranno certamente questo film ai vertici del box office, ma come mi capita spesso di fare con la mie recensioni, mi sento di stare un po’ fuori dal coro.

Indubbiamente il film fa ridere, la battuta viene sempre calata al momento giusto, ma la sensazione che provo alla fine della proiezione è di fastidio e di vergogna. Gennaro Nunziante, come già hanno fatto Gianni Amelio con L’intrepido e Massimo Venier con Aspirante vedovo, per non andare più lontano, punta il riflettore sulla crisi economica e scaraventando Zalone nel mondo dell’alta finanza e degli imprenditori trova spunti comici parlando di fabbriche in crisi, disoccupazione, investimenti facili, corruzione, evasione fiscale e sfruttamento dei lavoratori: “sei fai un piccolo debito ti perseguitano, ma se fai un debito “molto grande” vedrai che nessuno ti dirà nulla” dice il padre al figlio. Poteri occulti e massoneria fanno da sfondo a questa gabbia dorata in cui il protagoniste e il figlio passano una “vacanza da sogno”, del resto bisogna avere ottimismo se vuoi “il sole a catinelle”. La differenza tra questa produzione e le altre sta proprio qui: l’ottimismo. Le altre sono commedie amare, si ride, ma non si da una soluzione. Qui la soluzione è facile, ma totalmente inarrivabile, peccato perché lo sguardo sul sociale del comico spesso ci rivela orizzonti non sempre troppo chiari, vedi il meraviglioso parlamento fantastico di Albanese (tutto tutto niente niente) dove vieni eletto solo per votare quello che ti dicono.

Qui si ride, e si ride di gusto della drammaticità del momento, e, come avveniva in “Bentornato Presidente” si torna a casa a mangiare spaghetti e guardare la televisione felici e contenti. Il messaggio che si percepisce è quello di essere poveri, vessati e felici, felici di essere tristi, come la battuta dell’aspirante imprenditore: “se la donna lavoratrice rimane incinta e devo pagarle gli assegni e l’assenza allora tanto vale che la mettevo incinta io”. Il tutto poi con una fotografia leggermente scadente e una recitazione che rasenta il ridicolo (peccato perché la serie di bambini “attori prodigio” si ferma a “la prima neve” e “anni felici”), tutto fatto troppo in fretta forse per rendere il film credibilmente comunista, come il protagonista quando passa con facilità da un ruolo ad un altro, schiaffeggiando valori e idee.

Il film fa ridere, ma lo biasimo.

Voto: 2-stelle

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