Sorelle Mai (2010)

30/03/2012 by Pierpaolo Loffreda
2010, Drammatico, Film Europei, Italia, Recensioni divider image
Sorelle Mai (2010)

Dopo un film come Vincere, molto strutturato sia a livello di sceneggiatura che dal punto di vista visivo, e per di più basato sulla rielaborazione di una vicenda molto rilevante nell’ambito pubblico, storico e politico, Marco Bellocchio è passato, con questo piccolo – ma notevole – film, ad una dimensione intima, privata, e ad una scrittura filmica del tutto libera, sciolta, perfino sperimentale. La sperimentazione, qui, riguarda non solo il lavoro più propriamente linguistico (la disarticolazione del racconto per frammenti, l’uso di ambienti domestici, l’impiego di tecnologie leggere e il conseguente rarefarsi della definizione delle immagini, le soste, i momenti apparen-temente vuoti), ma anche il modo di interagire con i molti collaboratori e con gli interpreti.

Il film è infatti l’esito finale (almeno per ora…) del laboratorio di regia “Fare cinema”, condotto da Bellocchio nel paese natale di Bobbio, nel piacentino, in sei estati diverse: per la prima volta nel 1999, e poi ogni anno dal 2004 al 2008. Si tratta di sei episodi distinti e collegati insieme da un lato dalle dinamiche dei rapporti famigliari e di coppia messi in gioco, e dall’altro dal tema “Chi va e chi resta” (aleggiano atmosfere vagamente ce-coviane). Colpisce l’estrema versatilità dell’autore, la sua capacità di reinventare tutto, di ripartire da zero. Se pensiamo ai film che hanno preceduto Vincere (Il regista di matrimoni, Buongiorno, notte, Addio del passato, L’ora di religione, La balia…) abbiamo l’esempio di come si possa cambiare registro restando fedeli alla propria vocazione, al proprio “marchio di fabbrica”: quel tocco che sfuma in vaghezza onirica le tragedie più dure.

Sorelle Mai, girato a budget quasi nullo, rielabora completamente il precedente medio metraggio Sorelle (del 2006), e vi aggiunge tre nuovi episodi. Bellocchio confessa di non aver pensato, all’inizio, di realizzare un documentario, e che il film è venuto fuori quasi per caso: “Sono tutti episodi con un inizio e una fine, al punto che siamo stati costretti, in fase di montaggio, a smussare un po’ i finali”. Il lavoro del regista richiama sia la lezione di Rossellini (l’amore e la dedizione per i personaggi, assecondati dalle immagini) che quella di Cassavetes: muoversi con una m.d.p. maneggevole (qui addirittura sostituita da una videocamera amatoriale) fra gli attori, cercando di cogliere prima di tutto l’urgenza della loro esistenza, e quindi di esprimere la forza stessa della vita (e della vita che cambia nel tempo), ben più importante della cura nel realizzare inquadrature perfette. La poetica cassavetiana dell’home movie (col suo rifiuto di ogni estetismo) qui rivive nella logica del film fatto in famiglia.

L’ambiente è quello della vecchia casa di Bobbio, gli attori i suoi parenti stretti: le due sorelle, Letizia e Maria Luisa, il figlio Pier Giorgio e la figlia Elena (che vediamo crescere: dai 5 ai 13 anni), il fratello Alberto, e poi l’amico di sempre Gianni Schicchi e due professioniste, Donatella Finocchiaro e Alba Rohrwacher. Oltre a motivi consueti (la provincia, le origini, un vissuto travagliato) riemerge il passato remoto (e non rimosso) de I pugni in tasca: oltre alla presenza di sequenze significative del film d’esordio di Bellocchio interposte alla narrazione, troviamo qui la stessa location, il medesimo ambiente dove si consumano i riti di una famiglia dispersa e ritrovata. Tutte le minime storie narrate si svolgono in estate, nella condizione del vivere più distesa, del tempo perso, della vacanza dalla vita “seria”, dai ritmi serrati e dagli obblighi della città. Il finale, sospeso ed inquietante, lascia interdetti, costringe a reinterrogarsi su quanto abbiamo visto e sulla vera e propria fine, la fine di tutto.

Il film ha ricevuto tre candidature ai Nastri d’argento 2011 come regista del miglior film, migliore attrice protagonista (Donatella Finocchiaro) e miglior montaggio.Ai David di Donatello 2011 è stato nominato nelle categorie di miglior regista e miglior montatore.

Voto: 

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