Ciro De Caro – Spaghetti Story (2013)

28/02/2014 by Renato Volpone
2013, Commedia, Film Europei, Gli esordi alla regia, Italia, Recensioni divider image
Spaghetti Story (2013)

Un film semplice, fatto all’italiana, come si fa un piatto di spaghetti che tutti mangiano volentieri. Ed ecco come nasce un’opera prima: un’idea, un budget scarso, appena 15.000 euro e 11 giorni di riprese, veloce come un piatto di spaghetti. I protagonisti di questo film sono i giovani d’oggi.

Ciro De Caro, il regista, non trova spazio per i genitori, solo una vecchia e simpatica nonna fa capolino dalla cucina di “Scheggia” ed è l’altra parte dello specchio, il come saremo. Da questa parte, invece, i giovani e tutti i loro problemi,  quei giovani usciti di  casa che devono lottare col tempo per pagare bollette e affitto, quei giovani che devono trovare un modo per comunicare tra di loro. Reggono alla prova del tempo le vecchie amicizie, reggono anche gli amori giovani, ma si sa uomini e donne si capiscono poco, non sanno comunicare, solo “Scheggia” il ragazzo un po’ più “out” degli altri ha le idee chiare anche se sembra il più superficiale: “le donne sono così, non ci devi capire un cazzo”.

La storia è incentrato su Valerio, sulla sua ragazza Serena, sulla sorella Giovanna e su Scheggia, l’immancabile amico d’infanzia. Valerio ha un sogno, fare l’attore, ma nella vita non è facile farsi strada e qualche volta è necessario prendere delle scorciatoie, come ad esempio fare il corriere della droga, ma la sceneggiatura pur non raccontando una vita facile non va oltre la piccola bravata e porta in salvo i nostri ragazzi. Il pubblico non può non affezionarsi a loro, anche se la storia li conduce verso un futuro che non c’è, dove occorre fare dei compromessi per tenere saldi affetti e amicizie, e credere che qualcosa cambi, soprattutto se fai qualcosa di buono e fai del bene. Valerio deve tirare fuori la grinta del vero uomo, soprattutto di fronte alla possibilità di un figlio, ma questi giovani rimangono un po’ tutti “bimbi”, cresciuti fuori, ma teneri nel cuore. I personaggi sono credibili, così come credibile è la differenza dei ruoli tra uomini e donne. E poi la vita, il lavoro che manca, il problema dei soldi, ma quello che conta, quando manca tutto, è la fortuna di aver trovato un amico.  Il film, a dispetto di una distribuzione controllata dalle Società di produzione  che non permette ai singoli esercenti di scegliere i film da porre in programmazione, pur essendo di produzione indipendente è distribuito in dieci città italiane, e si spera che possa reggere a lungo nelle sale, anche se con tutte le difficoltà del caso. A Roma solo il Nuovo Cinema Aquila come sempre attento alla qualità dei film e alle produzioni indipendenti, lo ha tenuto in cartellone per più settimane,  altre piccole sale lo hanno proposto per poche serate. Il regista ha più volte incontrato il pubblico in sala, pubblico sempre presente  e che ha gradito la proiezione. De Caro spiega di aver scelto una strada diversa da quella del cinema italiano attuale, che predilige una ripresa più adatta alla fiction, e che, con l’utilizzo di un solo obiettivo, un grande diaframma e poche inquadrature che rendono di più il senso della precarietà, riesce a far emergere la verità desiderata. Le inquadrature a volte sono altalenanti, ma le scelte danno sempre un buon risultato, così pure le luci e le musiche, quasi assenti, ma che nei brevi spazi scelti offrono un affondo piacevole.

Un film che va visto perché è gradevole e anche divertente, ma soprattutto perché vanno premiati gli sforzi di questi giovani, regista, attori, sceneggiatori, che cercano di fare del buon cinema con pochi soldi e tante buone idee.

Voto:3 stelle

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