Stoker (2013)

14/06/2013 by Piergiorgio Ravasio
2013, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Mystery, Recensioni, Stati Uniti, Thriller divider image
Stoker (2013)

 “Le mie orecchie odono ciò che agli altri sfugge. Le piccole, remote cose che la gente normalmente non vede, sono visibili ai miei occhi. Una vita di desideri: da riscattare e da completare. Come alla gonna serve il vento per gonfiarsi, non sono fatta solo di me stessa. Indosso la cintura di mio padre, stretta attorno alla camicia di mia madre. E le scarpe di mio zio. Questa sono io. Proprio come un fiore non sceglie il proprio colore, noi non siamo responsabili di ciò che diventiamo. Solo dopo averlo realizzato, saremo liberi. E diventare adulti, è essere liberi.”.

Inizia con questo messaggio (o meglio, con queste conclusioni) l’ultima fatica di uno dei più innovativi e originali registi coreani che, nell’arco di vent’anni, ha dato prova del suo talento, creando scenari frenetici che alternano momenti di puro lirismo ad angoscianti exploits di violenza ed emozioni (il Chan-wook Park, Vincitore del Gran Premio del Festival di Cannes nel 2003 per Oldboy e del Premio della Giuria per Thirst nel 2009). Famoso in tutto il mondo per la sua maestria nel ritrarre con estrema eleganza scene di crudeltà, distruzione e vendetta, nonché per le sue immagini luminose e sconvolgenti (afferma di essere stato influenzato da registi come David Lynch, David Cronenberg e Brian De Palma, nonché da scrittori del calibro di Edgar Allan Poe), anche oggi non manca di venire meno al suo inconfondibile stile dando vita a personaggi insoliti ed originali. Il thriller, oscuro ed inquietante (scritto da Wentworth Miller, protagonista principale della serie TV Prison Break), racconta la vicenda della misteriosa famiglia americana Stoker, che vive in un luogo appartato. Abbiamo la giovane figlia India (la ventiduenne attrice australiana Mia Wasikowska, protagonista del film Alice in wonderland di Tim Burton) e la fragile madre Evie, bisognosa di affetto (a cui dà volto la sempre ottima Nicole Kidman). Non figura il padre in quanto, già dalle sequenze iniziali, si apprende che una drammatica tragedia l’ha sottratto agli affetti familiari.

La presenza maschile, tuttavia, viene presto rimpiazzata dall’amato fratello di quest’ultimo: l’enigmatico zio Charlie (interpretato da Matthew Goode, attore inglese con un ruolo in Single Man di Tom Ford e in Watchmen). L’introversa e ribelle India, dalla predilezione per le scarpe di vernice, incapace di legare con gli altri e confinata all’interno di una casa claustrofobica (il rapporto con la madre si è complicato ulteriormente), dopo la morte del genitore, vede arrivare (e fermarsi stabilmente in casa) lo zio Charlie, del quale ne ignorava l’esistenza. La ragazza cerca di capire quale ruolo abbia lo zio nella sua vita. All’inizio non capisce cosa lui voglia da lei ma, gradualmente, scopre di avere molto in comune con il parente. Sorta di mentore per la giovane India, dalla scintilla di malizia negli occhi ma anche dalla delicata eleganza di chi non farebbe male ad una mosca, l’ammaliatore Charlie condurrà Indi alla scoperta (o riscoperta) di quella che è la sua vera natura (grazie anche alla misteriosa sparizione della governante della casa e di una zia venuta a trovare le due donne). I personaggi della pellicola sono affascinanti e ben delineati: l’ipersensibile Evie, la silenziosa e vigile India, la premurosa governante, l’ansiosa zia che avverte qualcosa di negativo. E ovviamente lui: il malvagio zio Charlie. Ambientazioni circoscritte ad ambienti alquanto limitati; storia che copre un arco di tempo piuttosto breve; atmosfere buone e quasi soffocanti; sequenze molto singolari (il ragno che si arrampica sulle calze di India).

Tutti ingredienti giusti per fare di Stoker un film dal ritmo particolare e dai dialoghi molto originali. Giocando a spostare i personaggi all’interno e all’esterno delle inquadrature, in una sorta di nascondino con gli spettatori, utilizzando riprese particolari, angolazioni originali ed una inquietante e suggestiva colonna sonora, il gioco punta a scombinare (alla base) quella che è l’istituzione della famiglia e, segnando il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, ci introduce al tema della perdita dell’innocenza.

Ma questo avverrà solo passando attraverso quella spirale di brutalità e follia, dove la verità viene rivelata in maniera graduale e la disumanità, che entra silenziosa nella casa, ne esce altrettanto prepotente.

Voto:3.5 stelle

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