Il Teatro degli Orrori – Non vedo l’ora (2012)

07/06/2012 by Dario Magnolo
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Il Teatro degli Orrori - Non vedo l'ora -  Prove di ripresa

Il Teatro degli Orrori giunge all’ottavo videoclip dopo tre album. “Non vedo l’ora” tratto da “Il mondo nuovo” è diretto dal bassista, Giulio Favero, produttore tecnico-artistico in ambito musicale. Il video nasce dall’idea di coinvolgere un vecchio amico del cantante Pierpaolo Capovilla, il pugile livornese Lenny Bottai che nel clip si prepara a sfidarsi con la sua compagna, atleta della stessa disciplina.

Prima di parlare del video è opportuno ripercorrere velocemente la videografia della band. Si comincia nel 2007 con “Compagna Teresa” di Mauro Lovisetto, un lavoro casereccio esagitato e spasmodico. Il successivo “La canzone di Tom”, dello stesso autore, fu onestamente un’occasione mancata: un playback astratto a sostenere un brano stupendo, che avrebbe meritato ben altre interpretazioni e visionarietà. “Carrarmatorock!”  (2008) di Angelo Camba è davvero un pasticcio, amatorialità mescolata a compositing in stile Tre allegri ragazzi morti.  A questo punto si affidano al regista Jacopo Rondinelli: con “A sangue freddo” nel 2009, dal disco omonimo, filmano il loro video più teatrale (e dato il loro nome era anche ora) mentre con “Direzioni diverse” vincono addirittura il PIVI (Premio Italiano Videoclip Indipendente) come miglior video (nella categoria gruppi) e miglior regia. Il pezzo funziona e regala al gruppo parecchia attenzione. Chiudono con il terzo singolo “E’ colpa mia” (2010), efficace video di documentazione di concerti, backstage e stralci di vita a cura della fidata Annapaola Martin. Per il primo singolo di quest’ultimo album (2012) si ripresentano con Lovisetto: “Io cerco te” è un video fatto di sole facce comuni che cantano o si agitano. E qui un membro del gruppo diventa regista.

Non vedo l’ora” conferma discontinuità e poca intuizione nel trasformare in visione l’essenza del Teatro degli Orrori. Il video non rispecchia né l’immagine nè la filosofia di questi artisti impegnati, né del loro rock né del testo della canzone. Si può giusto trovare un’arida metafora tra la lotta sul ring e quella nella vita, combattuta col sudore dagli immigrati per l’integrazione in terra straniera, contro pregiudizi, ostilità ed aspettative falsate e deluse. Al di là di un immaginario alla “Toro scatenato” si può fare un plauso alla scelta fotografica del bianco e nero che è perfetta sia per dare il tono giusto al playback della band che per accentuare al massimo i contrasti, persino uomo contro donna, i quali indossano tenute chiare e scure. Se pur può essere vacuo sotto vari aspetti tentare l’analisi di un videoclip musicale bisognerebbe comunque tener presente che esso è nato per plasmare la musica, dare forma a suggestioni, colori, parole, idee; serve per evocare un tema o per dare risalto alla musica, per fare da specchio agli artisti o creare contrasto, per esprimere visivamente un disco o un brano, per aggiungere nuove prospettive, per emozionare, far riflettere o sognare. Nulla di ciò in questo video, non emergono ad esempio nemmeno la rabbia o la nobiltà dell’agonismo. Forse oggi più di ieri mancano in Italia artisti concettuali e visivi, mancano i veri registi. Il fatto che si possano ottenere ottimi risultati anche con miseri budget non vuol dire che chiunque prenda in mano una Canon EOS sappia poi esprimersi incisivamente o che un ambizioso professionista si debba ridurre al pressapochismo. La tecnica fotografica troppo spesso è estetizzante e senz’anima, il montaggio scialbo o pretestuoso sia quando è narrativo che quando è eccessivamente libero, la computer grafica a volte “risolve tutto” e a volte lascia vuoti. Manca uno sguardo preciso, meditato, che arrivi nel modo giusto agli spettatori/ascoltatori. Questo video si può dire sia fuori luogo e superfluo oppure di buona fattura e d’impatto ma certo non trasmette la sostanza delle liriche e della poetica musicale del Teatro degli Orrori e come molti dei precedenti non gli fa onore. Forse i musicisti e il loro entourage dovrebbero prestare parecchia più attenzione a quello che ci mostrano e non sottovalutare il modo di apparire dinanzi a chi li segue con passione, avendo cura di ciò tanto quanto ne hanno per lo show sul palco e tutto il resto. Altrimenti un giorno, piuttosto che un’opera inefficace, un tizio lungimirante potrebbe girare un video vuoto, senza immagini, ed essere preso per genio.

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