Venezia 72 – Tempête (2015)

03/02/2016 by Roberto Matteucci
2015, Drammatico, Film Europei, Francia, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
Tempête (2015)

“Non ci sono mestieri inutili.”

Quando il matrimonio era indissolubile e ognuno aveva il proprio compito specifico, i ruoli in famiglia erano chiari e certi.

La famiglia non si è allargata, si è sparpagliata; la confusione regna sovrana, domina il vuoto: a chi spetta e quali siano i compiti educativi? Un genitore divorziato o separato deve lavorare, deve educare i figli. Se il reddito della propria attività è limitato, la vita domestica si trasforma in una tempesta. Il regista Samuel Collardey ci racconta degli ostacoli di una famiglia di separati in Tempête.

Dom è un uomo divorziato, ha due figli adolescenti i quali hanno scelto di vivere con lui. Proviene da una famiglia di pescatori, e ha seguito la passione dei genitori imbarcandosi su un peschereccio. È un lavoro duro, resta alcuni giorni in casa per poi stare settimane in mare. Non riesce a conciliare l’educazione  dei figli con la realizzazione del suo lavoro.

Il film inizia con una festa in un pub con tanti pescatori, cantano e bevono. Sebbene il mare grosso, le difficoltà, le fatiche, tutti hanno la passione per il mare. Fra loro c’è Dom. Scena successiva, Dom è a casa mentre insieme a figli e ai loro amici fuma. Nonostante la mancanza della madre, sono contenti e stanno bene. La prima parte gioiosa sparisce con l’arrivo delle solite idiozie compiute dagli adolescenti. La figlia Mailys rimane in cinta. Il padre è lontano, imbarcato, e non si può prendere cura di essa. Sarà il motivo di una prima tensione e di una successiva separazione. Ci saranno un susseguirsi di tensioni, contrasti, litigi. La conseguenza sarà anche l’allontanamento del figlio Matteo.festiva di Venezia 72

Il quesito dell’autore: come si riesce conciliare le varie esigenze della vita? Se sto dietro, tutto il tempo, ai figli, rischio di perdere il lavoro. Se sto dietro al lavoro, rischio di perdere i figli. E se perdo il lavoro, perdo pure i figli e viceversa. Non c’è scelta.

Il film è interessante, vero, vivo. Il linguaggio del regista particolare. È recitato dai protagonisti veri, e usando un linguaggio narrativo nasconde un documentario su uno spezzato di vita familiare.

“…il giorno che ho conosciuto Dominique mi è piaciuto subito, anche perché ci ha raccontato un’esperienza che ha avuto con i figli da cui in pratica è stata tratta la sceneggiatura”. …

“Ho vissuto in casa di Dominique e seguito la sua vita a cominciare dal suo lavoro sopra il peschereccio  …” [1]

La bravura nel regista è cogliere la storia e aver portato, degli attori non professionisti, a recitare se stessi in modo partecipativo. La pellicola scorre fra momenti difficili ma anche felici.

Dom è fortunato ha il lavoro della sua vita.  Sognava di essere un pescatore, ed è un pescatore. È gente semplice, cresciuti in famiglia, con lunghi periodi di assenza. Quando sono insieme sono allegri, cantano, raccontano storie e perfino i figli si appassionano. Con Matteo il rapporto è più amichevole, come dimostra la divertente scena della cattura della pecora con relativo viaggio in macchina.

Alla fine della proiezione Dominique Leborne piangeva. Emozione meritata e confermata dalla vittoria come miglior attore della categoria Orizzonti.

Semplicità, scelta del soggetto universale, ottima scrittura consente sempre di ottenere un risultato notevole.

[1] www.indie-eye.it/cinema/festival/tempete-di-samuel-collardey-a-venezia-72-la-conferenza-stampa.html

IMDb ♦ Mymovies ♦ Opensubtitles

 




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