Tennessee Williams ed Elia Kazan: il conflitto incontra il (melo)dramma

12/06/2012 by Annalina Grasso
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Tennessee Williams ed Elia Kazan

Thomas Lanier Williams, (Columbus, 26 marzo 1911 – New York, 25 febbraio 1983)in arte Tennesse Williams,il drammaturgo ,scrittore e poeta statunitense,il suo mondo drammatico,la sua vita non priva di sofferenze,le sue paure,la sua vulnerabilità,ed Elias Kazanjoglou (suo vero nome, Kayseri, 7 settembre 1909 – New York, 28 settembre 2003), tra i fondatori dell’Actors Studio,grande scrittore prima ancora che regista. Il ragazzo del Mississippi che non si sentiva amato dal padre perché omosessuale,fuori dal prototipo del maschio sano e sportivo americano,e dominato dalla paura di diventare schizofrenico come sua sorella,ridotta ad un vegetale dopo essere stata lobotomizzata;che studiò giornalismo e che fu omaggiato dal Presidente Carter con la Medaglia presidenziale della libertà. Ed il ragazzo beffardo che arrivava in America dalla Grecia con il sorriso ingannatore di chi è deciso a farcela a tutti i costi,con il  rischio di essere anche ipocrita e servile. E’ il sorriso di chi sorride solo con la bocca e non con gli occhi.Era il sorriso descritto dallo stesso Kazan in una sua autobiografia e in un suo film che doveva intitolarsi “The Anatolian Smile”(che poi lo chiamarono “America America,il ribelle dell’Anatolia”).

Chissà se Kazan nel momento in cui sceglieva attori come Marlon Brando,James Dean,Warren Beatty(per citarne alcuni),immaginava di lanciare delle future star della cinematografia mondiale,chissà se mentre girava “La valle dell’Eden”sapeva già che quel ragazzo inquieto di nome James Dean,sarebbe diventato il simbolo di una generazione,un’icona culturale,insieme al rock ‘n roll.Di sicuro ne rimase profondamente colpito e ammirato soprattutto quando Dean in alcune scene del film improvvisò invece di seguire il copione: il padre di Cal ,giovane  tormentato e problematico alla perenne ricerca dell’approvazione paterna(Dean)rifiuta il dono da parte del figlio di 5 000 dollari (donatigli dopo il fallimento economico della sua azienda);invece di seguire il copione e correre da suo padre,  Dean istintivamente si volta verso Massey e, piangendo, lo abbraccia. Kazan tenne quella scena.E Dean dopo quel film girerà un’altra tragedia greca americana “Gioventù bruciata”che fece di Dean ancora di più il simbolo della gioventù moderna,e divo immortale con la sua morte a soli 24 anni in un incidente stradale mentre era alla guida della sua Porsche 550 Spyder(dopo aver girato il suo ultimo film,”Il gigante”).

Se Kazan ha contribuito alla nascita del mito e del mistero di Dean,come icona ribelle negli anni Cinquanta,di Brando ,ne fece si anche di lui un’icona ribelle,ma con uno stile più istrionico,anche rude e sfacciato, come il suo personaggio nel film “Un tram che si chiama desiderio”,rimasto memorabile per quella sua canottiera bianca indossata selvaggiamente divenuta cult per ogni uomo-macho che si rispetti  e “Fronte del porto”che gli fruttò il primo Oscar.

E cosa dire poi a proposito dell’esordio fortunato del dolce ed insicuro Beatty nel bellissimo “Splendore nell’erba”,titolo preso da una poesia di Wordsworth,forse il più straziante tra i film che trattano il primo amore nonché primo film americano che pose l’accento sulla  sessualità adolescenziale (ed in particolar modo la sua repressione) durante la crisi economica del 1929,è il film più tenero di Kazan.Anche l’ottima protagonista Natalie Wood fu candidata all’Oscar come migliore attrice ,che poi vinse Sophia Loren con “La ciociara”.

Kazan è stato un genio riconosciuto nell’ambito sia cinematografico che teatrale,il traduttore perfetto dei drammi di Williams,un lottatore nato (anche scorretto),un narcisista,un uomo sempre in conflitto con sé stesso che si è incontrato con l’animo fragile,triste ,di un altro uomo,perseguitato dai suoi fantasmi, che soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita si sentiva abbandonato dalla critica e dal suo pubblico,dando vita cosi a messe in scena di rara fattura,di innovazione,di prove di recitazione ad altissimo livello,rubando dalla propria vita personale di entrambi.Si portavano sul set cosi le frustrazioni,gli ideali,il conflitto tra amore per la vita e desiderio della morte,le nevrosi,le paure,il vitalismo sessuale,i rimpianti,un certo auto disprezzo ed incapacità di perdonarsi soprattutto da parte di Kazan. Incapacità collegata molto probabilmente alla sua vita politica;la sua fama fu segnata anche da numerose polemiche e critiche per il fatto che Kazan denunciò alla Commissione per le attività antiamericane del senatore  McCarthy dei suoi compagni del partito comunista, in cui aveva militato negli anni Trenta.

L’uomo dal sorriso ingannatore che aveva preso d’assalto Hollywood,che pur di arrivare ad esprimersi con il suo cinema,a diffondere la sua arte e le sue idee,si era finto umile,giocando con la sua povertà,per poi fregare l’America , denunciò i colleghi,rovinò delle carriere; un tradimento che molti non gli hanno ancora perdonato.

E sempre lui,”The Anatolian Smile”,il ragazzo tuttofare che lavorava anche come sguattero per pagarsi gli studi all’Università,prima di approdare al cinema,al momento di ritirare l’Orso d’Oro a Berlino nel 1996 disse: «Sono stato membro del partito comunista per un anno e mezzo. Non mi è piaciuto ciò che ho visto in quel periodo, e ho deciso di dire ciò che pensavo. Ero d’accordo con certe cose, ma non con i metodi. Come iscritto al partito, volevo cambiare l’America, renderla migliore: ho lasciato il partito perché, ripeto, non ne condividevo i metodi, ma quell’idea di fondo mi è rimasta. Amo l’America».Ecco il rimpianto,la lotta scorretta,il conflitto interiore,la finzione,ma sarebbe fin troppo facile dire che in un certo senso Kazan abbia sputato nel piatto in cui ha mangiato,dal momento che forse non aveva molte alternative per diventare un grande regista apprezzato in tutto il mondo,se non passare da quel piatto,per imparare (apprezzava davvero l’industria cinematografica americana),e per poi cercare di cambiare quello che non considerava giusto,magari con un certo autocompiacimento di chi dice:guardate ho preso per i fondelli l’America per il suo bene,….e soprattutto per il suo.Ma resta il fatto che non parlò di sé davanti alla Commissione ma degli altri…

Ma dopo il tradimento segui’ l’espiazione,o una furbata a seconda dei punti di vista,questo poteva saperlo solo Kazan,attraverso la realizzazione del film nel 1954  “Fronte del porto”ovvero “l’autodifesa mascherata”.E’ emblematica la scena in cui Marlon Brando viene preso a cazzotti,coraggioso combattente contro un’organizzazione corrotta.L’apologia del tradimento a fin di bene…:Terry Malloy,(Brando)è uno scaricatore di porto ed ex pugile,brutale,randagio e apparentemente senza umanità, ha come fratello il pezzo grosso di una gang che controlla il sindacato dei portuali di New York;grazie ad una faticosa presa di coscienza,all’amore per la sua ragazza ( la dolce e  convincente Eva Marie Saint) e alla Chiesa (rappresentata da un parroco d’assalto),arriverà a denunciare,testimoniando contro la sua associazione criminale.Kazan mescola le carte ad arte,ed Hollywood gradi’ molto,tanto che il film ricevette (meritatamente se non altro per il trionfo di un o stile recitativo,quello del Metodo dell’Actor’s Studio,per uno strepitoso Brando in bianco e nero,per la direzione degli attori e per la scenografia)ben sette Oscar!

Insomma Kazan si scusò ma senza rinunciare alla sua lotta sociale e ai suoi ideali:senza pensare troppo a ciò che c’è dietro,alla militanza politica del regista ,”Fronte del porto”è un film tipicamente di “sinistra”per contenuto in quanto porta alla luce il problema operaio,mostrandolo al pubblico americano.

Terry fondamentalmente è onesto ma è ricattato dai malviventi e deve scegliere se diventare come loro oppure farsi giustizia da sé oppure ancore ascoltare il prete e la sua ragazza,denunciando la banda ai poliziotti,mettendo cosi fine allo sfruttamento,e all’asservimento alla mafia che fa morire di fame ,umiliando dei poveri lavoratori.

Film coraggioso per l’epoca,un noir con forti connotazioni melodrammatiche girato quasi tutto all’esterno,a New York.

Da qui in poi Kazan divenne il regista più corteggiato di Hollywood,sempre narcisista ma sorprende una sua dichiarazione che però non collima con il suo conflitto interiore mai negato:” “Non ho una vasta gamma, non vado bene con la musica, i classici sono oltre la mia portata … sono un mediocre regista, tranne quando una pièce teatrale o un film tocca una parte delle mia esperienza di vita, ma  ho coraggio, qualche volta anche un po’ di temerarietà. Sono capace di parlare agli attori, di farli lavorare al meglio”.E sicuramente Kazan faceva rendere al massimo i suoi attori e di coraggio(o faccia tosta?) ne aveva da vendere,anche cinematograficamente.

Andò sul torbido insieme a Williams con il film “Baby doll”,un concentrato di erotismo molto spinto per l’epoca,ma proprio perché lascia immaginare,fondando il tutto sugli sguardi e l’atmosfera,sulle suggestioni carnali dall’inizio alla fine della pellicola non su atti espliciti.Per buona parte della critica moralista risultò un film ripugnante ed irritante;sicuramente qualcosa di mai visto prima,ma perché i due collaboratori insistono sulle suggestioni suddette,senza tregua?E soprattutto cosa dava davvero fastidio ai moralisti dell’epoca?

La risposta alla prima domanda si può facilmente individuare nella vita privata di Kazan e di Williams,ma in questo caso soprattutto di Kazan e del suo tormento per la famiglia e per il sesso:ebbe tre mogli e moltissime amanti tra cui anche la Monroe prima di sposarsi con il drammaturgo Miller,dichiarando di non poter fare a meno di portare via le fidanzate agli amici. Lungi dal fare del gossip selvaggio e soprattutto gratuito,la vita privata di qualsiasi regista si rispecchia nei suoi lavori, e quindi anche le debolezze,i tormenti e le ossessioni,per i quali però Kazan non ne andava molto fiero,e magari metterli in scena rappresenta una sorta di terapia per chi fa cinema(sebbene non si sottraesse a certe dichiarazioni spontanee).

Per quanto riguarda la seconda domanda,più difficile,è evidenza il non essere abituati ad un certo tipo di trattazione di argomenti per l’epoca;la protagonista Caroll Baker che conquistò subito il successo con quel ruolo,rappresenta semplicemente una tipologia femminile e soprattutto artistica da poter mettere affianco a dive che in quel periodo imperversavano come la Monroe,la Bardot..Più che l’atmosfera sensuale che domina l’intero film,alcune scene,in cui è presente un eccessivo humor e morbosità,atte a smorzare la tensione narrativa, potrebbero suscitare pensieri discordi,uniti al tema del sesso affrontato con una protagonista molto giovane sposata ad un uomo più anziano(l’uomo deve aspettare il raggiungimento della maggiore età della ragazza per consumare le nozze) in una piccola cittadina del sud degli USA,e da più punti di vista,unendo la psicoanalisi molto in voga in America in quegli anni e la drammaturgia di Williams.Il tutto unito e mescolato in un noir decadente,a tratti grottesco ,attraverso un’indagine portata avanti da un immigrato messicano( Wallach) ai danni del marito,cotoniere sudista in rovina(Malden) di Baby Doll,suo rivale in affari,corteggiata da quest’ultimo solo per poter incastrare suo marito .Il complotto ordito da i due amanti andrà in porto. Sebbene tutto ruoti  intorno al fascino morboso dell’adolescente protagonista,non manca però anche qui il tema tanto caro a Kazan,delle ingiustizie sociali,ritraendo in maniera molto veritiera la situazione del Sud degli USA di quei tempi e la lotta per la proprietà.

Non il film più riuscito della coppia Kazan-Williams.

Felice trasposizione cinematografica e di gran successo invece del dramma del drammaturgo,nel film “La gatta sul tetto che scotta”;la gatta in questione è Maggie la bellissima moglie interpretata da Liz Taylor,di Brick (Paul Newman),ex atleta nevrotico che si rifiuta di dormire con la moglie. Ed il tetto scotta per via delle incomprensioni e discussioni ,parole celate,menzogne,tra Brick,suo padre,ricco ed autoritario proprietario terriero del Sud,insoddisfatto dei figli,il suo avido fratello e la sua odiosa moglie. Dialoghi resi a regola d’arte che svelano il vissuto e la psicologia dei personaggi,le loro inquietudini,memorabile lo scambio di battute tra padre e figlio(Brick),la rievocazione dei ricordi,la sensualità misteriosa  di Maggie che cerca di squarciare la freddezza sospetta di suo marito.

Anche qui:evocazione e rappresentazione spettacolare di un mondo in disfacimento materiale e morale,il famoso Sud che in questo film odora di morte,ricoperto da polvere e muffa,tenuto ancora in vita da una sensualità esasperata.

Ma già nel 1951 Kazan e Williams avevano  messo in scena quei nuovi fermenti del cinema americano,che vuole accostarsi a temi considerati scottanti,in maniera sincera e veritiera,cercando di liberarsi di quell’impalcatura  spesso fittizia e perbenista dell’industria cinematografica. La coppia fa sfoggio del dramma frenetico e decadente,di una donna nevrotica e con turbe sessuali,Blanche Dubois (una strepitosa e commovente Vivien Leigh,che ricevette una statuetta),ma molto fragile,insicura e dal passato travagliato. Va ad abitare della piovosa e cupa New Orleans(dove risiedeva Williams pur girando molto in Italia,amava particolarmente la Sicilia) dalla sorella Stella(Kim Hunter) che nel frattempo si è sposata con il rude Stanley(un indimenticabile Marlon Brando);cerca di farsi sposare da un suo corteggiatore,ma instaura gradualmente un ambiguo e pericoloso rapporto con il cognato che scivolerà nella follia.

Kazan usa la cinepresa come uno strumento di indagine psicologica,volta a filmare,sguardo dopo sguardo,parola dopo parola,anzi la violenza della parola per rappresentare il senso di morte presenta nella casa di Stella e suo marito,gesto dopo gesto,la progressiva devastazione interiore di Blanche,la sua paura di invecchiare,di non riuscire a dimenticare il suo passato,pur volendo ricostruirsi una vita,volontà che però si scontra quotidianamente con la crudeltà e la brutalità dell’affascinante cognato. Tra  loro due c’è Stella,che sopporta le intemperanze del marito,con rassegnazione.

Kazan fa parlare soprattutto il fisico scultoreo esibito con tracotanza ed ostentazione di Brando,fa di lui un cattivo ma vincente , né la nevrosi della protagonista né la rassegnazione di sua sorella sono vincenti nel film;né la speranza di un nuovo amore(che finirà nella più banale ipocrisia del perbenismo) per Blanche,anzi i suoi ricordi la getteranno sempre più nella disperazione,provocando,frastornando,esasperando, con tante chiacchiere il cognato,che l’aggredirà.Ma proprio il finale ,violento,nella sua estrema follia,sorprendentemente, darà riscatto a qualcun altro,attraverso il sacrificio. Tutto questo è lo sconvolgente,travolgente,a tratti anche poetico ed intenso come il rapporto tra Blanche e Stanley, film “Un tram che si chiama desiderio”(menzionato all’inizio).Scenografia scarna,potenza della parola,espressività dei protagonisti.Venne rieditato nel 1993 con i 4 minuti a suo tempo censurati,quelli della violenza di Stanley su Blanche.

Ma il 1951 fu anche la volta,stavolta da solo,del dramma “La rosa tatuata” che divenne un film nel 1956 diretto da Mann con la nostra italiana Anna Magnani.Fu un grande successo. Tre anni dopo fu la volta della messa in scena del dramma “Improvvisamente l’estate scorsa”film ambiguo di  Mankiewicz che ricevette tre nomination agli Oscar del 1960 ,per Katerine Hepburn e Liz Taylor, e per la migliore scenografia;incentrato sulla lobotomia,tema caro a Williams,reso con una curiosa contaminazione tra una sorta di giallo americano e dramma,mito ,europeo.

Fu poi la volta dei film “La dolce ala della giovinezza”con Paul Newman e “La notte dell’iguana”girato da Huston con Debora Kerr e Richard Burton, in un periodo di straordinaria prolificità letteraria.

C’era tempo anche per Kazan per un altro film di successo presso la critica,anche senza Williams:”Fango sulle stelle”,una rievocazione degli anni 30 americani,indirettamente autobiografica,che riflette sulla figura dell’intellettuale di fronte ai problemi sociali,ma qui si ha davanti un Kazan forse più sereno e contemplativo,nonostante non mancasse mai la polemica contro l’arroganza dei ricchi,il suo progressismo,la lotta sociale,il garantismo;temi che sono presenti in maniera più forte nei suoi film iniziali come “Un albero cresce a Brooklyn (1945), “Barriera invisibile” (1947),e i successivi:”Un volto nella folla” ,“Il compromesso”  “I visitatori “,”Gli ultimi fuochi”.

Tennesse Williams ed Elia Kazan, il fragile uomo del Sud e il furbo lottatore ma sincero nel portare avanti le sue battaglie nato in Anatolia, convinto sostenitore del Metodo Stanislavskij,un unione,una sintonia, che non potè che fare del bene al cinema.




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