Tetsuo (1989)

16/12/2011 by Giulio
1980 - 1989, Film Asiatici, Giappone, Horror, Recensioni, Sci-Fi, Thriller divider image
Tetsuo (1989)

La lamiera contorta, i cavi e i tubi metallici, la ruggine e gli ingranaggi sono veri coprotagonisti in questo film disturbante ed ipercinetico, primo lungometraggio dell’eclettico giapponese Shinya Tsukamoto (che oltre a dirigere e recitare ha anche firmato fotografia, montaggio, scenografia ed effetti speciali).

In una zona industriale abbandonata di Tokyo un feticista dei metalli (lo stesso Tsukamoto) in un momento di estasi inserisce tubi e pezzi di ferro nelle proprie gambe, provocandosi dolorose ferite. Mentre vaga semi svenuto per le strade il feticista viene investito da una macchina con a bordo un impiegato e la sua compagna. I due invece di aiutare il ferito lo portano nel bosco e lo abbandonano moribondo in una fossa. Tempo dopo il feticista torna improvvisamente, sconvolgendo la vita dell’impiegato senza nome e della donna, trasportati loro malgrado in un incubo surreale e terrificante fatto di carne disfatta, metallo vivo e nuovi mondi.

Pressoché l’intera filmografia di Tsukamoto consiste nella declinazione in più forme di un unico tema ossessivo: la mutazione mentale e fisica dell’individuo che si trova a contatto con una realtà opprimente ed alienante. Dopo due cortometraggi autoprodotti che contenevano in nuce questo tema (Phantom of regular size e Le avventure del ragazzo del palo elettrico) Tsukamoto ha dimostrato con Tetsuo e le opere seguenti di essere non solo uno dei migliori registi giapponesi contemporanei, ma anche l’unico a potersi confrontare alla pari con David Cronenberg sul tema della “nuova carne”. Cresciuto in un periodo in cui il Giappone sembrava proiettato a tutta velocità verso un futuro quasi fantascientifico, Tsukamoto ha trasfuso nei suoi film l’angoscia ed il senso di soffocamento provato da molti suoi compatrioti costretti a vivere in una sorta di distopia imperniata sul lavoro, sul progresso forzato e sul primeggiare ad ogni costo. Non a caso i protagonisti di suoi film come Tokyo Fist, A Snake of June e lo stesso Tetsuo lavorano come impiegati in uno degli enormi grattacieli anonimi della gigantesca ed antropofaga Tokyo.

Con un implacabile montaggio spezzato e veloce, una fotografia sgranata ed espressionista e una recitazione sopra le righe il film pare un lungo incubo dove le costanti invenzioni registiche, se accettate senza troppe domande, conducono lo spettatore in un viaggio scatenato nel Giappone più malato e folle. “Tetsuo” al pari di altre opere di registi underground come Sogo Ishii o Toshio Matsumoto più che per lo sconnesso piano narrativo è da apprezzare per l’affascinante estetica post-punk e l’innovativa messa in scena. La violenza del montaggio (magnificamente ritmato con le musiche industrial di Chu Ishikawa) e l’istrionismo quasi da manga dei tre protagonisti sembra voler riflettere ed amplificare le atmosfere schizofreniche ed irreali di enormi quartieri di Tokyo come Shibuya e Shinjuku.

La fusione quasi sadomasochistica dell’ormai ex impiegato e del feticista autodistruttivo segna una sorta di anarchica e liberatoria reazione allo schematismo opprimente e alle convenzioni della realtà. A suo modo Tsukamoto mostra concretamente le inquietanti conseguenze della meccanizzazione esagerata della società e la risultante disumanizzazione delle persone. E la sequenza della rinascita dei due sotto forma di un’enorme massa di carne e lamiera dai tratti indistinguibili alla fine rappresenta forse un terrificante presagio.

Voto: 


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