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Hollywood 1927. George Valentin è un divo del cinema muto. Ma l’avvento del sonoro lo allontana dal grande schermo al quale, nel frattempo, si avvicina la bella Peppy Miller, giovane comparsa notata dallo stesso Valentin che, in breve tempo, diventa la nuova stella di un modo nuovo di fare cinema. Ma, a differenza degli altri, lei non dimentica il suo attore preferito, caduto nell’oblio.
Un film geniale e paradossale allo stesso tempo perché durante l’era del 3D, il regista Michel Hazanavicius gira un film interamente (o quasi) muto, in bianco e nero e in formato 4:3, leggermente accelerato, non con i consueti 24, ma con 22 fotogrammi al secondo, dalla fotografia retrò e con l’inserimento delle didascalie con lo stile del lettering.
È una pellicola muta, con l’accompagnamento di una splendida colonna sonora, che parla del cinema muto e chiede costantemente all’attore principale di parlare. Il risultato è un capolavoro di celluloide, tra silenzi carichi di senso e mimica degna di Étienne Decroux. È così che The artist rientra in quel metacinema che racconta e indaga se stesso, si emoziona e fa emozionare, si diverte e fa divertire. È palese l’omaggio nostalgico che si fa ad un cinema che non c’è più, non a caso sono messi in scena vari generi del cinema classico hollywoodiano, oltre al muto: dal melò alla love-story, dalla caduta dell’attore principale e alla sua risalita, dal dramma al musical.
Magnetici gli attori principali. Jean Dujardin nei panni di un affascinante attore dal sorriso smagliante, spesso in tight, un misto tra un John Gilberte e un Rodolfo Valentino, il cui ego lo precede al tal punto che, convinto di sé, si rifiuta di cambiare e passare al sonoro e quasi preferisce cadere in rovina piuttosto che cedere all’innovazione; e la moglie del regista, Bérénice Bejo, splendida, sorridente e vivace, filiforme con due occhioni da cerbiatta. Infine, c’è la piccola, ma solo di taglia, star canina, è il sorprendente Uggie, Jack Russell Terrier che interpreta se medesimo nonché attore accanto al suo padrone, al quale a volte ruba la scena.
Ingegnoso da parte del regista che ha girato un film muto, l’uso che fa del sonoro, acuto e originale.
The artist si gode a pieno in quanto dona allo spettatore la voglia di rivederlo e apprezzarlo nuovamente.
IMDb ♦ Mymovies ♦ Opensubtitles


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