The Counselor – Il procuratore (2013)

30/01/2014 by Renato Volpone
2013, Crimine, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Gran Bretagna, In uscita in Italia, Recensioni, Stati Uniti, Thriller divider image
The Counselor - Il procuratore (2013)

Anche Michael Fassbender si vende al mercato americano e perde completamente il suo carisma.

In compagnia di suoi illustri ma ormai vecchi colleghi, Cruz, Diaz, Barden, Pritt, perde la faccia in un film senza ossatura, con una sceneggiatura ballerina e lunghe chiacchiere filosofiche fuori luogo. Un avvocato (Fassbender) pieno di cupidigia si lancia nel traffico di droga per arrotondare i suoi proventi. Non si capisce se il bisogno sia dovuto a perdite di denaro o a miraggi di grandi ricchezze. Il protagonista si muove in un mondo lussuoso e pieno di belle donne, dove potrebbe avere tutto ciò che desidera, ma il destino vuole che si innamori della bella Penelope Cruz, elegantissima e cattolicissima. La cattiva di turno è Cameron Diaz, non nuova in questo ruolo, elegante, raffinata e sensuale come non mai, fin troppo. Barden è una specie di grillo parlante e come il piccolo animaletto finirà male. La materia del contendere è una partita di droga che vale 20 milioni di dollari. Buttarsi nel mondo della droga è come “essere innamorati di una dolce morte”, e tutti gli amici, ma anche i trafficanti, sconsigliano il protagonista di mettersi in questo affare. I diversi personaggi sono però troppo lontani tra loro, le loro storie si sfiorano appena, anche nel raccontarle loro stessi, e in fondo non si incontrano mai veramente, per questo non c’è emozione, ne sentimento. La vita, come viene raccontato nel film è fatta di sesso, mentre il resto è solo attesa. Anche l’Avvocato ama il sesso, ma solo con la sua innamorata, e il suo struggimento d’amore risulta falsissimo, tanto che fa passare la voglia di tornare al cinema a rivederlo. I cattivi non credono nelle coincidenze, sanno tutto sempre, ma è come se non sapessero nulla. Le soluzioni per gli ammazzamenti sono vecchie e già ampiamente sfruttate nel cinema, e qui, come per gli inseguimenti, sono totalmente fuori luogo.

Lo sceneggiatore voleva calarsi in un pensiero profondo senza perdere il gioco d’azione, ma non è riuscito ne nell’uno ne nell’altro intento. La conclusione è che “se pensi che un amico sia disposto a morire per te, allora non hai amici” e, come questa, una sequela di frasi fatte che suonano algide come il film.

Voto:stella

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