Venezia 69 – The Cutoff Man/Menatek Ha-maim (2012)

23/10/2012 by Roberto Matteucci
2012, Drammatico, Film Asiatici, Gli esordi alla regia, Israele, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
The cutoff man (2012)

Siamo a Tel Aviv all’interno di un ufficio di collocamento, ricolmo di gente. La chiamata dei numeri durante l’attesa è ripetuta e continua. È la scena iniziale di Menatek Ha-maim – The Cutoff Man del regista Idan Hubel.

In questo minuto di inquadratura ci presenta indirettamente la difficile situazione economica vissuta in Israele. Un uomo maturo entra a colloquio con un funzionario. Il suo nome è Gabi, è triste, ha perso il lavoro e ha necessità di trovarne un altro. Non ci sono molte opportunità, l’unico impiego prospettatogli provoca in lui un’espressione dubbiosa: deve andare a chiudere l’acqua alle famiglie morose. Un lavoro infame, spietato; lo accetta e lo subisce. Dopo aver eseguito puntigliosamente il suo compito, non si gira mai indietro, prosegue avanti, nonostante le suppliche, i pianti ma anche le minacce e gli insulti degli inadempienti.

In casa regna il silenzio e la solitudine, sono tutti a cena, mangiano, ma nessuno parla. Ha un figlio adolescente che gioca a calcio come portiere; ha delle speranze, delle possibilità di avere un ingaggio e così di evitare il servizio militare obbligatorio. Purtroppo, il padre si trova costretto a eseguire la sospensione dell’erogazione a un amico, un uomo potente della squadra di calcio del figlio. Ha paura, potrebbe esserci delle ripercussioni sulla probabile carriera del figlio.

Il cinema israeliano è specializzato a raccontarci le storture sociali al proprio interno. C’è un segmento abile ad analizzare la guerra e le sue contraddizioni: Lebanon è un esempio. Un altro segmento ci porta dentro le varie etnie arrivate recentemente in Israele.

Poi ci sono dei film sociali, psicologici, religiosi come le pellicole di Amos Gitai. Menatek Ha-maim – The Cutoff Man è un bellissimo esempio di penetrazione e analisi delle difficoltà economiche, intraviste tramite l’introspezione della personalità di un uomo. L’acqua è un bene prezioso, soprattutto in Israele, perché è scarsa e condivisa con paesi confinati con rapporti conflittuali. Il costo del servizio è elevato e non tutti possono permetterselo. Nel suo viaggio fra le varie case ci troviamo di fronte a molte miserie e povertà. È una classe media che si sta trascinando lentamente verso livelli più bassi. L’amico cui deve tagliare l’acqua è un esempio. Bella casa, bella macchina, una ricchezza apparente. Quando gli chiede se c’è un errore, l’amico non gli risponde, ma gli getta uno sguardo fra la stizza e l’odio. Non c’è nessun sbaglio, il suo benessere non esiste più.

Nel finale Gabi è ripreso di spalle di fronte a una porta chiusa. Ha un impiego ma quel lavoro gli ha procurato un dolore. Però lo deve affrontare, non ha alternative. Un plauso al regista per la scelta dei particolari, come il bel manifesto del Milan appeso nel muro di un popolare bar. Anche questo è stile.

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