The Ditch – Il Fossato (2010)

26/11/2011 by Giulio
2010, Belgio, Drammatico, Film Asiatici, Film Europei, Francia, Hong Kong, Recensioni divider image
The Ditch - Il Fossato (2010)

Uscendo da un cinema, se mai questo film avrà nuovamente una proiezione in sala, o comunque dopo una prima visione, lo spettatore continuerà suo malgrado a sentire il vento freddo del deserto, la polvere e la sabbia chiara, continuerà per un po’ ad avvertire una parte del disagio e della disperazione dei protagonisti. Se a Venezia gran parte del pubblico uscì disorientato prima della metà della proiezione, gli spettatori rimasti sino alla fine non poterono che rallegrarsi della propria scelta. Dopo il trionfale “Still Life” di Jia Zhangke (2006) ancora una volta al Lido si era testimoni della grande vitalità del cinema cinese indipendente contemporaneo.

Il film ricostruisce con precisione mimetica e ed una messa in scena realistica la vita nel campo di rieducazione per dissidenti di Jiabiangou, nel deserto del Gobi. Utilizzando una narrazione corale, senza veri protagonisti, Wang Bing mostra le intollerabili difficoltà quotidiane affrontate dai prigionieri, costretti ai lavori forzati (un grottesco dissodamento di un terreno arido e impervio) e a vivere come topi in fosse e cunicoli scavati nel terreno. Per sopravvivere in condizioni così estreme i detenuti, costantemente spossati e sopratutto affamati, cedono poco a poco a qualsiasi abiezione, fino ad arrivare a veri e propri atti di cannibalismo.

Girato in semiclandestinità nel deserto The Ditch rappresenta il rimo lungometraggio di finzione del regista cinese Wang Bing. Il cineasta era già noto per innovativi documentari sulla Cina più povera e nascosta come Fengming, a Chinese Memoir, il fluviale Crude Oil o il celebre Tie Xi Qu: West of the Tracks.

Con The Ditch il regista ha rappresentato con un rigoroso realismo le testimonianze raccolte in sei anni di ricerche e preparazione dai veri sopravvissuti del campo di Jiabiangou, cercando di riassumere in meno di due ore le atrocità del (recente) passato e recuperare una parte di storia rimossa troppo velocemente.

Lo stile semi-documentario, gli attori non-professionisti e la fotografia che fa largo impiego di luce naturale rendono palpabile sullo schermo la tragedia e le assurdità dei campi di “rieducazione” per dissidenti cinesi, in una rievocazione che spesso mette a disagio lo spettatore e che rappresenta un coraggioso e severo atto di accusa.

L’arido e sconfinato deserto del Gobi, una prigione senza mura da cui è inutile tentare di fuggire, costituisce l’unico set del film. Non ci sono veri protagonisti, ogni prigioniero ha il suo momento per raccontare la propria storia, ciascuno alle prese con la fatica, il dolore e la fame incessante, tutti sono presentati dal regista come vittime assolute, le cui eventuali colpe spariscono immediatamente a confronto delle estreme crudeltà subite.
Eppure, in così tanta sofferenza, nell’abiezione e nella disumanizzazione più feroce e spietata, qualcosa non sparisce completamente in questi uomini disperati anzi, sembra crescere e rafforzarsi con il passare dei mesi. La dignità non viene meno e la solidarietà nasce spontanea tra sconosciuti provenienti da luoghi diversi ed appartenenti a varie classi sociali. La tremenda e crudele “rieducazione” di Jiabiangou nonostante l’impegno degli aguzzini e le disposizioni criminali del governo di allora ha provocato un effetto contrario rispetto ai suoi intenti repressivi, con il risultato alla fine di essersi rivelata completamente (e fortunatamente) inutile.

Voto:

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One Response to The Ditch – Il Fossato (2010)

  • Cinema radicale, rigoroso, monolitico e a tratti quasi insostenibile. Comunque rimane impresso per la forza della narrazione, e per quella frase, “I vivi contano più dei morti”, che spinge i personaggi ad andare avanti e a fare di tutto pur di sopravvivere.

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