In the market (2009)

04/11/2011 by Marinella
2000 - 2009, Film Europei, Horror, Italia divider image
In the Market (2011)

Ammetto che dopo aver visto questo film, mi sono lanciata in un parere forse eccessivo, ma la delusione e l’incredulità di fronte la suddetta pellicola e a certe cose che si sono scritte – tolti ovviamente i molti commenti negativi – sono rimasta letteralmente basita dal come, dal quando e soprattutto dal perché di certe affermazioni. Non credo che a parlare siano state persone ignote a questo movie definito: Splatter e ancora peggio un Torture/Porn. Ma partiamo con ordine.

La copertina/locandina del film è molto ingannevole, così come lo può essere il trailer, e fa presagire qualcosa che in realtà non si troverà in tutta la pellicola.

Ho molta stima per i film Italiani di genere, perché, anche se questo forse è più valido per il passato, abbiamo dei lavori non indifferenti che nulla hanno da invidiare a film di altri paesi, anzi, in molti casi sono forse migliori. L’entusiasmo che mi prende ogni qual volta sento di un nuovo regista emergente ( sempre di genere ) è così tanto che fremo fino a quando non riesco a vedere questo lavoro. Questo è successo anche per – In the Market – Tratta proprio in inganna dalla trama ben strutturata, dalla locandina e dalle poche, inizialmente, voci di corridoio. Se avessi visto prima anche  il trailer, credo che ci sarei comunque cascata, in quanto e genialmente vengono omesse quasi totalmente le parti recitate e certe situazioni ( imbarazzanti ), del resto un trailer mica deve raccontare tutto il film, ma solo incuriosire ed invogliare lo spettatore e quindi è giusto così!

Il film pare si basi su fatti realmente accaduti in Texas. Una jeep ( quella dei protagonisti ) viene ritrovata all’esterno di un Market e di loro nessuna traccia. Fin qui, non fa una grinza.
Il regista, che comunque tutto ha avuto una buona idea, anche se poco originale, aveva per le mani un prodotto che sarebbe sicuramente potuto essere migliore, ma ahimè…ha fatto su un gran casino, per svariati motivi, uno in primis: la sua passione e la sua stima per il grande Quentin Tarantino – passione che si evince fin dalle prime scene del film – che causa non pochi problemi alla fluidicità della storia e porta con se anche una sorta di disagio per lo spettatore che lo guarda. Le citazioni sono eccessive e mal messe, mal interpretate è meglio e i dialoghi – inverosimili e noiosi – lasciano ben poco se non solo tanti dubbi.
L’inizio di questo film è interminabile. I protagonisti – attori emergenti che si sono ritrovati a girare scene con una camera spesso fissa su di loro senza mai stacchi – si trovano nella loro macchina, una jeep targata Texas – e già qui inizi a pensare… – su strade che cercano di riprendere quelle americane – solo che  essendo in Italia, poco ci riescono – diretti verso il concerto del loro gruppo preferito: i GTO, e parlano, parlano ininterrottamente con una recitazione pessima e decisamente troppo enfatica che altro non fa che innervosire e lasciare basito il povero spettatore che fin dalla prima scena si rende conto del grosso errore commesso. L’unico pensiero è che andando avanti possa migliorare e regalare quello che hanno promesso con locandine, trailer e parole di sangue. Purtroppo però, il film va solo peggiorando. Comunque. Riprendendo coi protagonisti il viaggio, ad un certo punto – questo dopo forse una buona mezz’ora circa di parole inutili – Arrivano nella classica stazione di servizio americana – ricordo che però siamo sempre in Italia – e sforzi o meno fatti per eguagliare la somiglianza, il risultato è quello della piccola stazione di servizio italiana di un piccolo paese italiano, niente di più, e scappa da ridere di fronte a cotanto spirito di emulazione malriuscito. A questo punto, non sono più solo le citazioni verbali al Grande Tarantino, ma bensì, vengono trasmesse su un piccolo televisore del benzinaio, barbuto e “teoricamente” sporco
– classica figura dei benzinai americani poco credibile qui da noi – alcune sequenze di death Proof – a mio modesto avviso, la parte più riuscita del film – Dopo l’ennesima prova d’amore nei confronti del regista statunitense, nella stazione di sevizio arrivano a gran velocità due “malviventi” con tanto di maschere alla Disney che non fanno altro che peggiorare in tutto e per tutto l’aspetto – che dovrebbe essere inquietante – dei due rapinatori che non solo non sono credibili nei panni delle parti che si sono ritrovati a rivestire, ma sono ridicoli e anche qui, troppo enfatici. A questo punto ti chiedi cosa stai facendo e se davvero vuoi andare avanti, e per Dio, la risposta incredibilmente è si! Nonostante l’entusiasmo sia quasi calato al minimo e le domande sono sempre di più, continui affranto la visione, tra sorrisini increduli e affermazioni del tipo : “WTF!!!!!” ecc..ecc… sulla falsa riga di questa. Ma speri, speri sempre. I due rapinatori compiono questa rapina senza incutere il minimo terrore e quando si trovano ad uscire per ritornare alla macchina ti accasci dolorante e sconfortato. Allora, il protagonista, tale David si trova all’interno del benzinaio e assiste alla rapina , non vado oltre. Le povere e “spaventate” protagoniste, in ordine Sarah e Nicole hanno una breve ed inutile – lo so mi tocca ripetermi spesso – conversazione con sti due “brutti ceffi” che, una volta partiti per destinazione ignota, si ricordano di essere senza benzina e tornano indietro per farla. O_o
Gli occhi qui sono sgranati ed increduli, esterrefatti per l’intera sequenza finita anche peggio di com’era cominciata. La parte peggiore in tutto questo avvenimento è toccata alla zingara – che di zingaro ha ben poco – che conclude il tutto con un’espressione di terrore in differita. Un terrore pari a quello che si può provare di fronte ad un cucciolo di Pitbull o Rottweiller o che dir si voglia nel quale sembrava essere inciampata per errore. Il film dura 88 min. ca e fino a questo punto ne saranno andati via una buona parte e di paura ancora niente, anzi… La domanda fondamentale adesso non è più se ce la farai a guardarlo tutto, ma bensì a quando apparirà questo fantomatico Market e quindi, quando inizierà sto benedetto o maledetto film. Dopo un pezzo di dialoghi che ho rimosso – chissà perché? – Incrociano il fatidico cartello che li condurrà verso questo Market e di conseguenza verso la presunta salvezza. La speranza da questo punto, sembra tornare negli occhi ormai spenti dello spettatore che ancora non sa cosa realmente cela la restante parte. Qui, si, proprio qui, arriva il “bello” del film – o il brutto – Da sbellicarsi dal ridere comunque. Un cartello gigante recante la seguente scritta: “City meat market” , ma più importante, “Open from dawn till dusk” – chiaro, chiarissimo riferimento al contrario che riporta facilmente al lavoro indiscusso di Rodriguez all’interno del quale possiamo trovare anche l’amato Quentin, sempre ricordando che siamo in Italia – Ridi, ridi e ti disperi perché la speranza sopra citata ti abbandona di nuovo e ti ritrovi solo con due occhi che vorrebbero chiudersi per sempre. Data la presentazione del market ti aspetti di trovare al suo interno quello che troveresti nel vero market stelle e strisce, ma… attenzione…non è così – e c’erano ben pochi dubbi a riguardo! – cartelli giganti con la scritta “Offerta”, il banco del Butcher con la scritta “Gastronomia” e via discorrendo su una carrellata di prodotti quali: Vidal, Oreo, Cadei ecc ecc… – insomma prodotti tipici americani –
Una volta all’interno del fantomatico Market a David viene la brillante idea!!! Chiusi nel bagno aspetteranno che il posto in chiusura chiuda e spenga le luci per passarci la notte – ah si, il pezzo che avevo rimosso riguardava il fatto che erano rimasti senza soldi e altre porcherie che mi sono venute in mente e che vi risparmierò – Così deciso quindi! I tre si chiudono in un cesso poco americano – lo sappiamo tutti come sono i cessi americani in sti film – e attendono. A fare la comparsa prima che le luci vengano definitivamente spente è la signora delle pulizie incredibilmente somigliante alla zingara dell’area di servizio – ancora adesso non saprei dire se sono o meno la stessa persona – personaggio inutile che ben presto si scoprirà non c’entrare una fava di niente col resto del film, solo una parentesi insensata. Si aggira con una faccia da psicopatica totale per le corsie del Market – e l’unica cosa a cui riesci a pensare è la somiglianza –
Arriva nel cesso dai colori tenui e pulito, quasi intonso e si ferma. Mah… fa per avvicinarsi – sempre senza ragion d’essere – alla porta che cela i tre ragazzi ma alla fine desiste e se ne va. Non si vedrà mai più e ti chiedi che senso abbia avuto tutto questo, perché???????????
I tre ragazzi, dopo aver ascoltato attentamente, specialmente Nicole, ogni singolo rumore
– nessuno – sospirano felici per non essere stati trovati. – Domanda, l’ennesima, ma gli addetti alle pulizie in genere non fanno le pulizie….??? Va beh, escono dal loro nascondiglio “sicuro” e vanno a fare incetta di qualsiasi cosa possano necessitare – poche in teoria dato che dovrebbero passarci una sola notte, qualche ora – in realtà prendono provviste di ogni genere quasi come se fossero in un film catastrofico o più semplicemente in Zombie – così, tanto per citare a caso… – per poi ritrovarsi seduti ad un tavolino con quasi nulla di quello che avevano preso, ma va beh, questi effettivamente sono solo dettagli. Tengo a precisare che il film è quasi volto al termine e ancora niente sangue o paura o tensione… Nemmeno il tanto temuto Butcher, che uno si aspetta ha ancora fatto la sua apparizione, ma ecco che sentono un rumore – Deo Gazias  – e le luci di un settore si accendono. Beh, arrivati a questo punto, dopo essersi sorbiti quasi un intero film senza vedere ne provare quello che andava visto e provato, torni a sperare che gli ultimi, forse 15 min, possano rendere onore a sta castroneria. E ci speri tanto perché sai che per forza di cose arriverà il momento degli effetti speciali curati dal Grande Stivaletti, e sospiri sapendo che almeno qualcosa di bello ed interessante lo riuscirai a vedere. Il Butcher, interpretato da Ottaviano Blitch – Artista e attore straordinario – è l’unico che, nonostante risulti forzato e fastidioso, sappia recitare, ma anche qui e non per colpa sua, il film si perde per l’ennesima volta, così come il suo personaggio che avrebbe potuto interpretare in maniere eccellente e Inizia quindi un monologo delirante con e contro David
– legato ad una sedia in stile Hostel, anzi, proprio a voler citare Hostel – e questo macellaio parla e parla e parla e parla e parla e parla e parla e parla e parla e parla e parla…..e ancora parla… – si cazzo, parla così tanto che quasi preghi che un malore lo colga  o peggio ti ritrovi a sperare che David e l’altra, – legata e incelofanata tipo pollo su un tavolo da macellaio per l’appunto – prendano forza si liberino e la facciano finita auto infliggendosi le peggio torture – dato che chi lo dovrebbe fare è troppo preso da altro – Ovviamente non avviene ne l’una ne l’altra cosa e quindi ti tocca sorbirti tutto il discorso infinito e apparentemente senza senso – solo un’accozzaglia di parole da tarato mentale che dovrebbero incutere quel terrore che fino a questo punto è mancato, parole “Pulp” tipo discorso alla S.L.Jackson e a tutti i discorsi di più alto livello e decisamente più riusciti del film omonimo, al quale si è evidentemente e avidamente ispirato con risultati quasi catastrofici – Alla fine, quasi contro ogni aspettativa il macellaio finisce di parlare, ma non prima di aver tagliato un pezzo di gamba alla tipa sdraiata e averla fatta mangiare a David – Detto così pare bello e consono al film che si è girato, ma l’unica cosa buona, riuscita  e consona è stato Stivaletti con i suoi effetti speciali degni di qualsiasi altro film e sprecati in questo – La parte clou dell’intero film si svolge seriamente in pochissimi minuti rispetto alla sua durata e nel finale tutti sembrano di corsa e quello che infine ti sei sudato e hai aspettato con ansia, continua a mancare. Inciso che questo film – non so con quale coraggio – viene accostato a pellicole come Hostel e Saw e soprattutto viene presentato come prodotto di pura paura, si quella di non arrivare alla fine! Torniamo alla fine che non svelerò ovviamente per gli impavidi che lo vorranno comunque vedere, come dicevo un finale di corsa che nonostante la mano di Stivaletti, non rende giustizia ad un prodotto scadente e pessimo quasi in ogni sua parte, dico quasi perché la colonna sonora e gli effetti speciali sono le uniche cose che salverei in quanto ben fatte, anche Mr Blitch andrebbe salvato, ma il regista ha risucchiato anche lui. Un’idea che poteva essere sviluppata seguendo svariate strade ma che in realtà si è persa nell’imboccare la prima. Un regista ossessionato forse dalla sua spasmodica ossessione – Tarantino – che si è dimenticato forse la personalità nel cassetto. Insomma un grande, grandissima delusione per un film che tanto avevo sperato di vedere, ma nonostante questo, attenderò con ansia il prossimo lavoro di questo regista che sia mai, nel frattempo, capisca e riconosca i suoi limiti e che un’idea può essere buona anche senza doversi vestire di vestiti scomodi e stretti.

Ci sono tante cose, altri dettagli che non ho menzionato ma che vi posso assicurare non hanno aiutato questo film. – il 911 è un triste esempio –

Si sono lette svariate notizie su In the Market e benché siano poche, quasi inesistenti quelle positive – anche se apparentemente non sembra- in cui ne parlano con nota senza smontarlo, sono affermazioni gravi che ti fanno venire voglia di sfondarti la testa contro il muro. A parte i vari e poco accurati paragoni a film di successo, il regista è stato anche paragonato – e qui mi chiedo sotto l’effetto di quale droga tagliata male – al nuovo  Quentin Tarantino in versione italica… a certe cose proprio non ci si abitua e soprattutto non si possono sentire…fanno male.

La cosa anomala è che Lombardi, non è così male come regista. Ho visto alcuni suoi lavori che mi sono parecchio piaciuti – Ballerina mia su tutti –  e addirittura mi hanno commossa  per cui mi chiedo cosa sia successo, perchè seriamente non sembrano la stessa persona., dal momento che da persona profonda – questo ho pensato guardando i suoi lavori – si è passati miseramente a persona un pochetto arrogante, specie con chi non ha apprezzato il film e onestamente lo fa presente. Forse sarà stato lo stress, chi lo sa, ma preferisco di gran lunga il Lombardi pre In the market.

Voto:

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[ Mary – www.nonsologore.it ]


3 Responses to In the market (2009)

  • Inguardabile davvero. Leggendo la tua recensione mi sono consolata: è praticamente identica alla mia, e io che pensavo di essere stata cattiva e puntigliosa XDXD
    Da amante di Tarantino odio il citazionismo fine a sé stesso di uno dei miei registi preferiti, soprattutto se di pessima qualità come questo >.<
    E sì, l'unico che si salva è il divino Blitch, che pure in questa pellicola, più che macellaio, fa la figura del cioccolataio.

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  • XD…pensa che ho tagliato una pagina fuori……Credo sia difficile essere cattivi con questo film, semplicemente perchè si è reali e definirlo un bel film viene davvero difficile…ecco si, definirlo un bel film sarebbe cattivo 😉
    Ti quoto per il citazionismo fatto in sta maniera isensata, arrogante e pessima!!

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