Venezia 69 – The Millennial Rapture – Sennen no Yuraku (2012)

11/10/2012 by Roberto Matteucci
2012, Drammatico, Film Asiatici, Giappone, Mostra del cinema di Venezia, Recensioni, Speciale festival di... divider image
The millennial rapture (2012)

“Se non ricordassi qualcosa, sarebbe come se non fosse avvenuto.”

In uno splendido squarcio di bellezza naturale del Giappone, vive Oryu. È la levatrice del paese. Dalla sua bellissima casa vede un panorama eccezionale, il mare è a poca distanza, i monti circondano l’acqua, e sole e nebbia si alternano nella loro unione. Oryu non vede un paesaggio, gode di un quadro giapponese; e contemporaneamente può osservare un frammento della vita del Giappone, con una delle sue leggi: “Nessuno sfugge al sangue.”

Il regista Koji Wakamatsu, grande narratore dell’attività sessuale dei suoi connazionali nelle sue sfaccettature, si è ultimamente dedicato a soggetti politico/storici con United Red Army e una vita di Yukio Mishima. Ora racconta una favola antropologica di una dinastica giapponese, quella dei Nakamoto, in Sennen no Yuraku – The Millennial Rapture.

L’autore utilizza la levatrice per incanalare la storia, abbastanza complicata, verso un binario lineare. La donna dalla sua casa non scruta solo il mare, ma osserva e incontra tutti. Ogni abitante è nato grazie alle sue cure, quindi conosce bene anche gli Nakamoto e la loro maledizione. Il regista trasforma – giustamente – maledizione in tradizione del clan, fino ai giorni nostri: “Si nasce e si muore”. È un po’ contrastante la maledizione della dinastia, pure io vorrei essere un maledetto come loro: tutti i membri della famiglia hanno la colpa di essere bellissimi e di piacere follemente alle donne. Nessuna resiste loro: giovani, vecchie, belle, brutte, sposate, single, appena scorgono un membro del clan sono pronte ad abbandonare tutto e tutti per gettarsi nelle loro braccia.  Quest’amore totalizzante ed esagerato crea dei problemi, e una vita vissuta  “… come se fossi fatto di fuoco” ha sempre delle conseguenze; infatti tutti i maschi della casata raggiungono il riposo eterno per morte violenta. Sono tre i personaggi raccontati da Oryu: c’è lo stupendo Hanzo, un Casanova, il quale consacra anima e corpo all’amore; Miyoschi, oltre alle donne, si gode anche la droga e le rapine fine a se stesse; è più maledetto degli altri, la sua esistenza è effettivamente eccessiva; l’ultimo è un ragazzino affascinante, Tatsuo, che vorrebbe bloccare la sorte, uscendo dal destino cui è condannato.

Il film ha piacere del disegno artistico del regista. Ricco di primi piani, ci rappresenta delle maschere. I tre ragazzi sono delle vere proprie maschere. Il loro destino è segnato fin dalla nascita e l’ostetrica Oryu lo sa, perché è dalle sue mani che sono nati. Tutto è già predestinato, è inutile affannarci o pensare il contrario, perché è il Giappone.

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