Timbuktu (2014)

19/02/2015 by Renato Volpone
2014, Drammatico, Film Africani, Film Europei, Francia, In uscita in Italia, Mauritania, Recensioni divider image
Timbuktu (2014)

 Così avviene ancora oggi nei Paesi di lingua e cultura araba. Quando si ergono alte le voci razziste contro un popolo innocente, generalizzando le responsabilità di una jihad che impone divieti anche dove i libri sacri non li impongono, sostituendo l’uomo al divino, nasce la necessità di fare luce sulle differenze di cultura tra i popoli e gli estremismi. Abderrahmane Sissako, regista mauritano, ha deciso di creare un documento per testimoniare questa differenza e per sensibilizzare il pubblico sul lato umano di una dominazione crudele e anacronistica.

In un piccolo villaggio a poca distanza da Timbuktu, una delle città più importanti della storia e della cultura arabo-berbera, dove domina la polizia islamica, si svolge il dramma di una pacifica famiglia berbera che porterà il capo famiglia davanti al tribunale della jihad islamica. Attorno a questa vicenda si snoda la descrizione dei personaggi del villaggio e dei Mujaheddin, da un lato un popolo pacifico, con le sue tradizioni culturali e religiose, dall’altro giovani uomini di diversa provenienza che invadono, spesso loro malgrado, la tranquillità del villaggio. Un incontro-scontro con sullo sfondo la religione e i suoi precetti, cercando la mediazione sulla loro interpretazione, ma i divieti e la repressione fanno comodo ad una lotta che viene da lontano. Divieti che nulla hanno a che fare con le tradizioni religiose, spirituali e tribali della popolazione, imposti da aguzzini che trovano agevole rifornimento di armi e mezzi lontano dalle Moschee in consessi che appaiono più politici che religiosi. La dominazione coloniale si trasforma per continuare sotto altre spoglie a sfruttare ciò che queste terre povere di acqua e cibo, ma ricche di altre risorse, possono dare. La pace di un paesaggio bellissimo, colorato dagli abitanti con la musica, il canto e l’arte, si spegne sotto un coprifuoco continuo che seppellisce ogni piccolo pulsare di libertà e di sapere.

Il regista usa la mano dolce per descrivere le punizioni inflitte, per non turbare troppo il pubblico, ma lo stomaco si stringe ad ogni immagine, di fronte alla contrapposizione costante del bello al crudele. Si vedono i ragazzini giocare a pallone, ma il pallone non c’è, non ci sono più neanche i ragazzini in un’assenza avvertita dallo spettatore sul ricordo degli echi di stampa e di tristi avvenimenti. Non c’è speranza, non c’è futuro, tranne un anelito che aleggia nell’aria e che nemmeno la più violenta repressione potrà sopire. Meraviglioso nelle immagini di un paesaggio che ha fatto sognare intere generazioni, popolato da figure bellissime nei tratti e nei portamenti, il film è un documento e un saggio sul valore della democrazia. Candidato all’Oscar come miglior film straniero, merita, a prescindere da questo, di essere visto da tutti e distribuito nelle scuole per il suo valore altamente educativo. Qualora possibile, consiglio di vedere

Il Film in lingua originale per l’intensità della recitazione e inoltre perché solo così si capisce che i Mujaheddin non sono indigeni del luogo, ma hanno diverse provenienze.

Voto:4.5 stelle

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