Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza (2014)

25/02/2015 by Renato Volpone
2014, Commedia, Drammatico, Film Europei, Francia, Germania, In uscita in Italia, Norvegia, Recensioni, Svezia divider image
Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza (2014)

Con questo film si conclude una trilogia: i primi due capitoli non sono stati portati sugli schermi italiani, e forse è per questo che il racconto, pur essendo visibile nella sua unicità, risulta particolarmente ostico allo spettatore.

In sala qualche risatina che appare tanto sinistra quanto inopportuna visto che l’umorismo di Roy Andersson è più vicino a Peter Greenaway che a De Sica a cui lui dice di essersi ispirato. I 39 quadri in cui è suddiviso il film non sono legati tra loro, neanche dalle figure dei due ambulanti che si ripetono in più scene senza essere un elemento narrativo continuo. L’inizio è dalla morte, tre possibili sguardi sulla casualità di un decesso e sull’indifferenza del mondo circostante. Indifferenza che permane in tutto il film fino a trasformarsi in violenza e dominazione. Il giallognolo della fotografia colloca il racconto in una società fuori dal reale, ma le finestre e gli sfondi spesso si aprono su moderni palazzi e gru. Non c’è quindi un limite temporale alla noia a cui contribuisce moltissimo il doppiaggio delle rare conversazioni. Ma sarà poi così necessario doppiare qualunque cosa? Forse che gli spettatori italiani proprio non sanno leggere? Il piccione pare appartenga al quadro “Cacciatori nella neve” di Pieter Bruegel il Vecchio, dove l’algido uccello, che sembra più un corvo, osserva scene di vita quotidiana nel gelo dell’inverno.

Le scene di Andersson non appartengono alla vita quotidiana, ma ad una visione surreale dell’esistenza dove si possono trovare tutti i significati che si vogliono spogliando di senso l’intero impianto narrativo. Certo alcune inquadrature sono davvero incantevoli, ma la lentezza dell’incedere provoca un’alienazione alla memoria, più volte sollecitata dalla continua ripetizione a due battute delle conversazioni.

Premiato a Venezia, il film rappresenta più un tuffo nel passato già visto piuttosto che una vera sperimentazione coraggiosa.

Voto:stella

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