Due uomini e un armadio – Two Men and a Wardrobe (Short,1958)

03/12/2011 by Luca Murri
1950 - 1959, Film Europei, I corti dei grandi registi, Polonia, Recensioni, Short divider image
Due uomini e un armadio - Two Men and a Wardrobe (Short,1958)

I cortometraggi si dice spesso siano il trampolino di lancio dei grandi autori del futuro.
E in taluni casi è proprio cosi (anche se spesso ci si dimentica che il cortometraggio potrebbe essere considerato tranquillamente un prodotto a se stante, indipendente da qualsiasi schiavitu’ al film, come avviene in paesi come la Nuova Zelanda, La Francia e gli stessi Stati Uniti). In altri casi invece i grandi autori ci ritornano per sperimentare liberamente (Come Park-Chan Wook è il suo corto/mediometraggio girato interamente con un Iphone o di Paolo Sorrentino ne ”La Partita Lenta”) e mettersi in gioco.
Ma sempre piu’ spesso è un banco di prova per i futuri sguardi del cinema. L’anticamera dei prossimi costruttori d’immagini e suoni che formeranno il nostro modo di percepire il mondo. Un piccolo inizio, dei grandi.
Ed è proprio il caso di ”Dwaj ludzie z szafa – Two Men and a Wardrobe” di Roman Polański (1958), gioiellino realizzato dall’ormai ottantenne regista polacco durante i suoi studi alla Scuola Nazionale di Cinema di Łódź. Non è specificatamente il suo esordio (ne aveva realizzati un paio a partire dal 1955), ma certamente il suo primo lavoro davvero compiuto. ”Dwaj ludzie z szafa” è la storia di due buffi individui che sbarcano dal mare con un altrettanto buffo o quantomeno inusuale oggetto, un armadio. E del loro ”viaggio” in una cittadina, sempre accompagnati da questo ingombrante guardaroba.
Il film, che procede con un linguaggio audiovisivo da commedia del muto un po’ alla Chaplin, un po’ alla Keaton, con i due personaggi tipicamente antieroi e perdenti, ci fa affezionare fin da subito ai suoi protagonisti. E lo fa con assoluta semplicità. E’ il loro modo di comportarsi da galantuomini vecchio stampo con rispettosa familiarità, simpatici e un po’ scemi a creare fin dalle primissime inquadrature una forte empatia e curiosità verso lo spettatore. La genialità del corto di Polański sta nel farci accettare l’armadio come un elemento del tutto normale, come un postulato, perchè i nostri protagonisti(con cui abbiamo stabilito un rapporto audiovisuale di fiducia) lo trattano come tale. E quindi ben presto comincia a starci a cuore tutta la loro vicenda in questo luogo crudele e indifferente. Ed è nel costruire una chimica cosi forte in tempi cosi ridotti che sta la grandezza di ”Dwaj ludzie z szafa”. Questo grazie anche ad un uso consapevole e astuto del linguaggio filmico. Quando nella prima scena i protagonisti emergono dal mare sulla la spiaggia pulita e deserta ripresa con un campo lungo, che all’avvicinarsi dei nostri (anti)eroi, si stringe sempre piu’, l’inquadratura sembra suggerirci l’immagine di due bambini con una valigia pesante (e di per se questo ci dona un sentimento di tenerezza). La scena è girata e montata coi tempi lunghi e i protagonisti sembra che abbiamo a disposizione tutta l’eternità. Ma quando comincia il loro viaggio per le strade e i vicoli della città, il ritmo cambia decisamente. Siamo bombardati da inquadrature montate, per l’epoca, con uno stile da documentario e gli abitanti fanno smorfie ed espressioni come in una commedia muta. Successivamente vediamo eventi separati che si svolgono simultaneamente, attraverso l’uso di un montaggio alternato che delinea tutto l’aspetto ostile e violento della città dove con coraggio, i nostri, avanzano portando in salvo l’insensato armadio.
Oltretutto variando costantemente le location del corto (la spiaggia tranquilla, i corsi affollati, il marciapiede deserto e il pericoloso burrone) si stabilisce una fortissima tensione tra il semplice obiettivo dei protagonisti e i rischi imprevedibili dell’ambiente circostante.
Che in un modo o nell’altro fa si che la stramba vicenda raccontataci ci rimanga in quel delicato confine dove si mettono alcuni film.
Quello tra il piacere, riguardo alla finezza dello strumento cinema e la dolcezza di una storia che, nel suo piccolo, scalda il cuore di chi la osserva, partecipandola.
Regalando grande cinema, in neanche una ventina di minuti.
Possibilità che solo i sottovalutati, eppur inestimabilmente importanti cortometraggi, sanno fare.

Voto:

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