World War Z (2013)

25/06/2013 by Piergiorgio Ravasio
2013, Azione, Drammatico, Film Americani, Film Europei, Horror, In uscita in Italia, Malta, Recensioni, Sci-Fi, Stati Uniti, Thriller divider image
World War Z (2013)

Giusto il tempo di smontare dalle sale la pellicola sulla trasmissione di virus letali (The bay), che ne arriva un’altra a provare a frugare nelle pieghe della nostra paura (più viscerale che non visiva). E questa volta non si tratta solo di semplice infezione, ma delle conseguenze che ne derivano: la trasformazione in zombi, quella sorta di “non morti” molto popolari nelle pellicole degli anni ’70 e che oggi tornano in auge.

Quando si parla di film sugli zombi, non si può non fare riferimento al capostipite ed icona, nonché padre fondatore, George Romero. Dopo di lui molti altri registi hanno tentato di percorrerne la strada (tra gli esempi degli ultimi anni, 28 giorni dopo e 28 settimane dopo) e talvolta con risultati decisamente fallimentari. Anche World War Z tenta l’impresa cercando di offrire qualcosa di nuovo e di diverso, mantenendo alcuni elementi classici ma introducendo motivazioni e meccanismi differenti (per sottolineare le movenze degli zombi, i realizzatori hanno utilizzato la “teoria dello sciame”: un modello di movimenti che accade in natura nel caso di insetti o stormi).

La pellicola nasce come un romanzo horror fantascientifico post apocalittico di Max Brooks (dal titolo World War Z. – La guerra mondiale degli zombi), nel quale il genere dei morti viventi viene trattato come la causa di una pandemia globale, che si diffonde tanto rapidamente quanto il virus SARS a cui abbiamo assistito ultimamente. Cosa succede quando si oltrepassano i limiti e tutto quello che per noi era importante diviene completamente inutile?

Cosa succede se le strutture del potere e le norme sociali vengono cancellate? Come fare a sopravvivere?

Una risposta ce la danno oggi i realizzatori del film con il loro (quasi unico) protagonista (l’ormai cinquantenne Brad Pitt, in veste anche di produttore) e con la scelta di un regista (ricaduta su Marc Forster), impegnato in molti generi diversi, ma con il medesimo filo conduttore nell’affrontare le questioni fondamentali dell’uomo: famiglia, amore e disgrazia.

Gerry, per lavoro, è stato nelle cosiddette “zone calde” del pianeta (Ruanda, Bosnia e altri luoghi di grande pericolo, instabilità, turbolenza e crisi), fin quando non decide di ritirarsi per concentrarsi sulla sua famiglia e vivere una vita più normale. Ma quando si verifica l’epidemia degli zombi, i suoi ex datori di lavoro lo contattano, considerandolo l’unica persona adatta per quella missione e con la capacità di sopravvivere a situazioni caotiche ed estremamente pericolose. Si mette così alla ricerca dell’identità del “Paziente Zero” (il primo caso da cui è iniziata l’epidemia). Ironia della sorte, per proteggere la sua famiglia dovrà tornare al suo precedente e pericoloso lavoro. Padre di famiglia e senza poteri particolari, se non la sua testa, i suoi istinti e la sua esperienza, deve dimenticare (ovviamente solo per qualche tempo) l’armonia familiare e lasciare da sole le amate figliole e la moglie Karen (la Mireille Enos del dramma criminale Gangster Squad) che troveranno rifugio su una portaerei della Marina britannica. Il tutto passando per un carcere militare della Corea del Nord (dove un agente della CIA corrotto ed incarcerato gli rivela un racconto sul primo contagio del virus e sulle modalità scelte dalla nazione per combatterlo) e arrivando fino a Gerusalemme per racimolare altre informazioni e scappar via in tutta fretta (anche lì gli zombi fanno precipitare la situazione in violenza e pandemonio). E si arriva così nell’ultimo luogo dove il nostro astuto, arguto, ed iper-percettivo eroe, scoprirà l’antidoto per fermare questa invasione di zombi (a dargli una mano troviamo pure l’attore di casa nostra Pierfrancesco Favino, artista di ultima generazione tra i pochi attori italiani ad essersi conquistato il rispetto sia in patria che all’estero). Ad onorare questo genere di film ci prova Marc Forster, l’autore (un po’ discontinuo) di Neverland – Un sogno per la vita (alle spalle una filmografia eclettica che spazia tra film d’azione, biografie d’epoca e adattamenti di libri), ma con dubbi risultati considerate le ambizioni per un film “di livello realistico, con uno scenario in cui tutto può accadere anche al giorno d’oggi, in qualsiasi momento, e dove nessuno è esente ma tutti potenziali bersagli”. La tensione drammatica è quasi assente, l’apocalisse globale non la si percepisce all’orizzonte, le rare scene con gli zombi troppo concitate (e con un 3D decisamente disturbante e fuori luogo).

Un film che, nonostante le intenzioni fossero alte e buone e l’ambizione del successo planetaria, non riesce ad andare al di là di un lavoro di routine. Benché il panico si limiti al grande schermo e non ne travalichi i confini per scendere in sala, una sufficienza (molto tirata) gliela possiamo concedere. Aspettando, ovviamente, altri horror virologici che possano contagiarci sul serio. Nel frattempo continuiamo a rimanere attaccati agli schermi delle televisioni, ai monitor, ai telefonini, andando in giro per la strada con le cuffie nelle orecchie, senza interagire con gli altri esseri umani. Ripensandoci bene, forse qualcosa di realistico nel film c’è: il dubbio che anche noi siamo già degli zombi.

Voto:2.5 stelle

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One Response to World War Z (2013)

  • A parte il pistolotto retorico e la fine inutile ai fini della trama (che oggi conta più il saggio breve con conclusioni a sfondo morale persino sui blockbuster come world war z), è abbastanza chiaro il risultato finale. Peccato, non si vede un bel film di zombie da molto tempo ormai.

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